Accordo Usa-Russia rinviato, l'Ucraina al buio e sotto pressione nel Donetsk
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Redazione Esteri
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I negoziati tra la Casa Bianca e il Cremlino, su cui alcuni osservatori avevano riposto flebili speranze, sono stati ufficialmente rinviati alla prossima primavera, con Mosca che ha motivato la decisione citando "questioni irrisolte". Un rinvio che, lungi dall'essere una semplice posticipazione di appuntamenti diplomatici, si traduce immediatamente in una rinnovata, violenta pressione militare sul terreno, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tornato alla guida della nazione, osserva gli sviluppi.
L'offensiva russa e il passo indietro di Kiev
La rappresaglia russa, definita da alcuni analisti come "dello zar", ha infatti proseguito senza sosta con una pioggia di droni e missieri che hanno gettato nel buio intere regioni dell'Ucraina, colpendo in modo sistematico le infrastrutture energetiche. In questo contesto di logoramento, le forze ucraine hanno dovuto registrare un ulteriore arretramento nel Donetsk, con la conquista da parte russa di Siversk, un nodo strategico nella regione. Parallelamente, mentre si consumano episodi di cronaca nera, come l'esplosione di un'autobomba nella zona dove era stato ucciso un generale, il presidente Volodymyr Zelensky ha elaborato, in coordinamento con Washington, un nuovo piano di pace articolato in venti punti.
Il piano di pace e la richiesta del Papa
In quel documento, Kiev per la prima volta prende in considerazione l'ipotesi concreta di un ritiro delle proprie truppe dal Donetsk, aprendo alla creazione di una zona smilitarizzata nel Donbass. Una mossa, questa, che rappresenta un significativo passo indietro rispetto alle precedenti posizioni, ma che Zelensky ha subito condizionato a un'analoga retromarcia russa e a un referendum sotto supervisione internazionale. Il presidente ucraino, del resto, ha tenuto a precisare che non esiste un consenso totale con gli Stati Uniti sulla sorte delle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia. A questa complessa partita si è intrecciato il vibrante appello del Papa, Leone XIV, il quale ha espresso pubblicamente la sua tristezza per il fatto che la Russia abbia apparentemente rifiutato la sua richiesta di una tregua di ventiquattr'ore in occasione del Natale, rilanciando con forza il bisogno di un giorno di pace.
La risposta dell'Occidente e lo scenario futuro
Davanti a un conflitto che non accenna a spegnersi e a una Russia che consolida le sue conquiste, la risposta dell'Occidente e dei suoi alleati sembra muoversi sul piano della preparazione di lungo periodo. È in questa luce che va letta la decisione di Helsinki di innalzare, a partire dal 2026, il limite d'età per i riservisti da sessanta a sessantacinque anni, una riforma che mira esplicitamente ad accrescere il potenziale di difesa portando il numero dei coscritti a un milione entro il 2031. Una misura che, se da un lato testimonia la percezione di una minaccia duratura, dall'altro delinea un orizzonte temporale in cui la guerra potrebbe protrarsi, o quanto meno le sue tensioni persistere, ben oltre le speranze di una soluzione negoziale immediata.




