L'asse Usa-Russia sul futuro dell'Ucraina, il piano di Zelensky resta in attesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La prospettiva di un vertice a tre tra Washington, Mosca e Kiev, annunciata con una certa sollecitudine dopo la prima tornata di colloqui a Miami, si è rapidamente dissolta nell'aria, lasciando il posto a un negoziato più tradizionale, sebbene intricato, che procede lungo binari paralleli. L'ipotesi, avanzata pubblicamente da Volodymyr Zelensky come un'iniziativa statunitense, non ha infatti trovato un riscontro operativo, finendo anzi per introdurre un elemento di frizione nelle già delicate dinamiche diplomatiche. Quella dichiarazione, che aveva il sapore di una forzatura, ha contribuito a creare un clima di aspettative immediate che né l'amministrazione Trump né il Cremlino erano disposte a sostenere, spostando di fatto l'attenzione sul contenuto concreto delle trattative bilaterali che sono proseguite senza sosta.

I contenuti del negoziato e la posizione di Kiev

Al suo ritorno, il presidente ucraino ha mostrato un cauto ottimismo, parlando di una roadmap dettagliata composta da venti punti, che egli stesso ha definito, con un sottofondo di realismo, "non perfetta". Questo piano, il cui contenuto rimane per ora confinato nelle dichiarazioni pubbliche, sembra poggiare su una logica che prevede, come passo iniziale, la cessazione delle ostilità con il congelamento della linea del fronte attuale. Una proposta, questa, che si scontra con le posizioni consolidate delle parti e che rischia di cristallizzare uno status quo militarmente ambiguo, mentre Zelensky insiste sul fatto che si è molto vicini a un risultato concreto, pur senza specificarne la natura.

La reazione di Mosca e i colloqui bilaterali

Da parte sua, Mosca ha chiuso con nettezza la porta al formato trilaterale, continuando a preferire un dialogo diretto con Washington, considerato l'unico interlocutore in grado di influenzare in modo decisivo le sorti del conflitto. L'inviato speciale russo ha proseguito i suoi incontri separati con la delegazione americana, guidata dall'emissario Steve Witkoff e da Jared Kushner, colloqui che entrambe le parti hanno definito costruttivi ma che, nel concreto, non hanno prodotto annunci rivoluzionari. La sensazione, osservando lo sviluppo degli eventi, è che la trattativa proceda attraverso canali riservati e che le dichiarazioni pubbliche servano spesso a marcare posizioni o a gestire le pressioni interne, piuttosto che a riferire avanzamenti sostanziali.

La complessità del percorso verso la pace

Il quadro che emerge, pertanto, è quello di una trattativa di pace in salita, dove la distanza tra le dichiarazioni di facciata e la sostanza delle posizioni negoziali rimane significativa. Il piano ucraino, pur nella sua incompletezza dichiarata, rappresenta un tentativo di portare proposte sulla tavola, ma deve fare i conti con la realtà geopolitica e con gli interessi spesso divergenti delle due potenze maggiormente coinvolte. La pace "giusta e duratura" evocata come obiettivo sembra, per il momento, un traguardo lontano, mentre la guerra prosegue e la diplomazia tenta faticosamente di trovare scorciatoie in un labirinto di reciproche diffidenze e condizioni pregiudiziali che, fino ad ora, hanno reso impossibile qualsiasi svolta decisiva.

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