L'asse Usa-Russia e il fantasma di un nuovo patto sul destino dell'Europa
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Redazione Esteri
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La scena internazionale, che già appariva profondamente alterata dall'esito delle presidenziali americane, sembra oggi attraversata da una linea di frattura destinata a ridisegnare gli equilibri del potere globale. Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti, ha infatti imbastito una strategia esterna che, snodandosi attraverso dichiarazioni e prese di posizione, punta a un riavvicinamento con Mosca e segna al contempo un distacco netto dai tradizionali alleati europei. Questo orientamento, percepito come una vera e propria deriva verso il cosiddetto "divorzio atlantico", trova una sua espressione emblematica nelle parole rivolte a Volodymyr Zelensky, accusato pubblicamente di non aver nemmeno preso in esame una proposta di pace con la Russia. L'incontro odierno del presidente ucraino con i leader di Gran Bretagna, Francia e Germania, se da un lato manifesta la ricerca di una unità di intenti, dall'altro si staglia contro lo sfondo di un'America sempre più disinteressata a fare da scudo al Vecchio Continente.
L'allarme di Cohn-Bendit e il rischio isolamento
È proprio la percezione di un'intesa diretta tra Washington e il Cremlino a suscitare i toni più cupi e allarmati tra gli osservatori, i quali paventano un disegno politico volto a marginalizzare l'Unione Europea. Daniel Cohn-Bendit, figura storica della politica europea, non ha esitato a paragonare l'attuale dinamica al patto Molotov-Ribbentrop, quel trattato di non aggressione che nel 1939 spartì le sfere di influenza e aprì la strada al conflitto mondiale. "Trump e Putin – ha dichiarato al quotidiano Repubblica – hanno siglato il 'nuovo patto Molotov-Ribbentrop' per distruggere l'Europa". Un'accusa gravissima, che trae alimento dalla convinzione, diffusa in alcuni ambienti diplomatici, che l'amministrazione americana miri a una "balcanizzazione" dell'Ue, preferendo trattare direttamente con i singoli governi nazionali considerati più amichevoli, piuttosto che con l'istituzione comunitaria nel suo insieme.
Il fallimento delle sanzioni e la posizione irremovibile della Russia
A rendere ancor più fragile la posizione europea concorre il giudizio, ormai ampiamente condiviso, sul sostanziale fallimento della strategia adottata per isolare la Russia, la quale, al contrario, sembra aver rafforzato i suoi legami con altre potenze globali. L'Europa, che si ritrova oggi a dover fronteggiare il proprio rischio di marginalizzazione, osserva con apprensione il cambio di rotta americano, per il quale Mosca non è più da considerarsi parte di un "asse del male", ma piuttosto un interlocutore con cui chiudere al più presto la questione ucraina. Su questo punto, d'altronde, le posizioni del Cremlino appaiono cristallizzate e non negoziabili: come sottolineato dall'analista Bashirov, Vladimir Putin non è disposto a fare alcuna concessione su tre punti cardine, vale a dire l'allargamento della Nato verso est, lo status dei territori contesi e le dimensioni future delle forze armate ucraine.
Un quadro strategico in movimento e le incognite per Roma
La nuova configurazione che si sta delineando, con un'America intenta a sbarazzarsi del conflitto in Ucraina pur di consolidare un dialogo privilegiato con la Russia, costringe dunque i paesi europei a una riflessione sul loro ruolo e sulla loro autonomia strategica. In questo contesto, l'Italia si trova a dover valutare con attenzione la propria collocazione, bilanciando la storica alleanza transatlantica – ora in fibrillazione – con la necessità di preservare gli interessi nazionali in un continente che potrebbe presto trovarsi schiacciato tra due grandi potenze in cerca di un nuovo *modus vivendi*. Le mosse di Trump e Putin, lette insieme, disegnano uno scenario in cui la posta in gioco è la stessa sopravvivenza dell'Unione Europea come attore geopolitico coeso, minacciata non da una guerra convenzionale, ma da una ridefinizione delle alleanze che la estromette dal tavolo dei decisori.




