Tutti i misteri della morte di Simona Cinà nella villa con piscina a Bagheria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un messaggio su WhatsApp, inviato prima della festa, sembra oggi un macabro presagio: «Ci sarà anche una piscina in villa! Se proprio a fine serata qualcuno è troppo ubriaco e per caso cade in piscina, considerate l’idea di portare un costume in macchina». Quella vasca, larga poco più di dieci metri per cinque, è diventata la tomba di Simona Cinà, 20 anni, atleta e studentessa di scienze motorie, trovata senza vita nella notte tra l’1 e il 2 agosto durante una festa privata in una residenza tra Aspra e Mongerbino, nel territorio di Bagheria.

L’ultimo messaggio alla madre, poche ore prima della tragedia, era rassicurante: «Alle 18 vado a fare box e alle 20 al Don Orione beach volley, poi vado alla festa». Simona, pallavolista promettente che aveva giocato nella Capacense prima di dedicarsi al beach volley – dove occupava il 257° posto nella classifica mondiale –, non avrebbe mai immaginato che quella serata si sarebbe trasformata in un incubo.

Secondo quanto emerso, la giovane è stata ritrovata sul fondo della piscina dopo un lasso di tempo inspiegabile, nonostante la villa fosse affollata di ragazzi. «Molte cose non tornano», ha dichiarato l’avvocato della famiglia, sottolineando come nessuno si sia accorto della sua assenza per quasi un’ora. La dinamica resta avvolta nel mistero, anche perché, come hanno precisato i familiari, Simona «neanche beveva», escludendo a priori l’ipotesi di un malore dovuto all’alcol.

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