Antartide, lo studio: a rischio il 59% delle piattaforme di ghiaccio entro il 2300
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Se le emissioni di anidride carbonica continueranno a crescere senza incontrare un contrasto efficace, la calotta antartica, la cui stabilità è da tempo un parametro cruciale per gli equilibri climatici globali, potrebbe subire un deterioramento irreversibile. Una proiezione elaborata da un team di ricerca internazionale, che ha preso in esame una serie di modelli climatici sofisticati, delinea uno scenario per la fine di questo millennio in cui più della metà delle piattaforme di ghiaccio periferiche, elementi fondamentali per trattenere il flusso dei ghiacciai interni verso l'oceano, si sarebbe ormai dissolta. La ricerca, coordinata dall'Università di Brema e guidata da Clara Burgard, non si limita a descrivere un pericolo lontano nel tempo, ma ne individua le avvisaglie già nel corso dei prossimi decenni, quando i primi segni di cedimento potrebbero diventare manifesti.
Il modello climatico e gli scenari sulle emissioni
Lo studio, la cui pubblicazione sulla rivista Nature ne certifica il rigore metodologico, ha analizzato sistematicamente la relazione tra le concentrazioni di CO2 in atmosfera e la resilienza termica delle piattaforme di ghiaccio. I risultati, che si basano su simulazioni ad alta risoluzione, mostrano come, in assenza di politiche di mitigazione incisive, fino al 59% di queste strutture sia vulnerabile al collasso. Il processo di fusione, che non agirebbe in maniera uniforme su tutto il continente, avrebbe come conseguenza primaria l'immissione in mare di volumi d'acqua dolce tali da innalzare il livello degli oceani in misura significativa, minacciando direttamente l'esistenza di insediamenti urbani costieri in ogni parte del mondo. Si tratta di un meccanismo che, una volta innescato, rischierebbe di auto-alimentarsi, accelerando ulteriormente la destabilizzazione della calotta polare australe.
Il caso emblematico del ghiacciaio Hektoria
A confermare la drammatica attualità di queste proiezioni giunge un altro lavoro scientifico, pubblicato su Nature Geoscience e guidato da Naomi Ochwat, che documenta un evento senza precedenti nella regione. Tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023, il ghiacciaio Hektoria, che è annoverato tra quelli "grounded" perché ancorato al substrato roccioso e quindi tradizionalmente più stabile, ha perso oltre otto chilometri di estensione in un lasso di tempo di soli sessanta giorni. Questo tasso di ritiro, quantificato in circa ottocento metri al giorno, supera di quasi dieci volte qualsiasi velocità di arretramento finora registrata per ghiacciai di questo tipo, segnando un record che gli autori della ricerca definiscono storico. L'episodio, oltre a rappresentare un campanello d'allarme di portata eccezionale, fornisce dati concreti per validare i modelli che prevedono un'accelerazione dei fenomeni di fusione già nel breve periodo.
Le implicazioni per il futuro prossimo
La combinazione dei due studi, se da un lato delinea le conseguenze a lungo termine di un riscaldamento globale non controllato, dall'altro offre una prova tangibile di come i processi di disintegrazione siano già in una fase operativa. L'arretramento del ghiacciaio Hektoria, che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato un'evenienza improbabile, dimostra che le dinamiche in atto stanno evolvendo con una rapidità che in alcune aree supera le attese della stessa comunità scientifica. L'analisi di Burgard e del suo gruppo, integrandosi con osservazioni sul campo come quella di Ochwat, contribuisce a costruire un quadro sempre più dettagliato e preoccupante, nel quale l'Antartide si sta rivelando un elemento di criticità ancor più sensibile di quanto non si fosse precedentemente stimato.




