Caldo anomalo in Antartide, la base Esperanza registra 15,4 gradi e il mare perde un pezzo di ghiaccio grande come la Francia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’estate infuria nell’emisfero boreale con ondate di calore che, lo sappiamo, mettono a dura prova città e campagne, dall’altra parte del globo – quella che dovrebbe essere l’inverno australe – sta accadendo qualcosa di profondamente anomalo. Nonostante il calendario segni l’inizio della stagione fredda per l’Antartide, il continente bianco non riesce a gelare come dovrebbe.

In alcune aree costiere, anzi, si registra un deficit di ghiaccio marino talmente esteso da coprire una superficie paragonabile a quella della Francia, mentre i termometri salgono fino a toccare picchi da record che sfiorano i 15 gradi.

Record storico alla base Esperanza

Il dato più impressionante, quello che ha fatto il giro delle agenzie e dei bollettini meteorologici internazionali, arriva dalla penisola antartica. Qui la base argentina Esperanza, una stazione di ricerca situata nel nord del continente, ha registrato una temperatura di 15,4 gradi Celsius nei primi giorni di giugno. Per avere un termine di paragone, il precedente primato per questo mese risaliva al lontano 1998, quando la colonnina di mercurio si era fermata a 13,3 gradi.

Ma la vera pietra di paragone, quella che fa capire l’eccezionalità dell’evento, è la media storica del periodo: di solito, a giugno, qui si viaggia attorno ai -6,2 gradi. Significa che l’attuale ondata di caldo supera di circa venti gradi i valori fisiologici per questa fase dell’anno, un’anomalia termica che gli esperti del Servizio Meteorologico Nazionale argentino faticano a definire semplicemente "insolita".

L’allarme per il ghiaccio marino

Questo caldo anomalo, però, non è solo una curiosità statistica. Le sue conseguenze più tangibili e preoccupanti si vedono nel mare, lungo la costa occidentale dell’Antartide. In una zona che comprende il Mare di Bellingshausen e la stessa Penisola Antartica, il ghiaccio marino – cioè quell’acqua di mare ghiacciata che galleggia sulla superficie – arranca. Secondo le rilevazioni, manca all’appello un’estensione di circa 650.000 chilometri quadrati rispetto alla media degli ultimi decenni.

Una voragine blu dove, in un inverno normale, ci sarebbe dovuta essere una solida coltre bianca che si espande giorno dopo giorno. Il climatologo Jose Luis Stella, interpellato dai media, ha spiegato che la base Esperanza ha registrato temperature sopra lo zero per tre settimane consecutive, un lasso di tempo durante il quale le aree circostanti sono rimaste spoglie e prive della consueta coltre nevosa.

Le dinamiche di un ecosistema che cambia

L’anomalia, spiegano i ricercatori, non si limita al dato isolato di Esperanza. Altre basi argentine, come Marambio e San Martin, hanno fatto segnare valori eccezionalmente alti per il periodo, rispettivamente 11,8 e 9,4 gradi. E sull’Isola di Re Giorgio, situata a circa 160 chilometri dalla penisola, gli scienziati hanno osservato un fenomeno visivamente impressionante: il paesaggio, che dovrebbe essere un manto immacolato spesso una ventina di centimetri, si sta trasformando rapidamente in tinte brune e grigie a causa dello scioglimento della neve e del ghiaccio superficiale.

Se da un lato è vero che lo scioglimento del ghiaccio marino (a differenza di quello continentale) non provoca un innalzamento diretto del livello degli oceani – un po’ come un cubetto di ghiaccio che si scioglie in un bicchiere già pieno – dall’altro esso svolge una funzione cruciale: funge da scudo protettivo per le piattaforme glaciali, quelle sì, che trattengono gli immensi ghiacciai della calotta. Senza quella barriera, la terraferma rimane esposta.

Ciò che preoccupa maggiormente, più che il singolo record stagionale, è la persistenza di queste tendenze. Già nel settembre del 2025, il picco massimo invernale di estensione del ghiaccio marino era stato registrato come il terzo più basso in 47 anni di rilevamenti. E i dati di Copernicus per il giugno 2025 parlavano già di un'estensione di 12,6 milioni di km², ben al di sotto della media. Quella che stiamo osservando non è quindi una fiammata improvvisa, ma forse un lento e inesorabile riallineamento degli equilibri climatici di una delle regioni più sensibili del pianeta.

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