Napoli, l'addio alla Champions tra orgoglio e rammarico: Conte guarda al futuro
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Redazione Sport
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La sconfitta per 3-2 contro il Chelsea al "Maradona" ha sancito, con una matematica spietata, l'eliminazione del Napoli dalla Champions League, relegato al trentesimo posto nella classifica generale del nuovo formato a girone unico. Una serata che, come spesso accade in queste circostanze, ha mescolato delusione per un risultato ormai cristallizzato e una certa fierezza per una prestazione di carattere, considerando le numerose assenze che hanno costretto l'allenatore a reinventare la formazione. A pochi minuti dal fischio finale, Antonio Conte ha imbastito una difesa appassionata del proprio operato, respingendo con veemenza ogni accostamento a scenari catastrofici. "I disastri sono altri, stiamo parlando di sport", ha dichiarato il tecnico, sottolineando come, nel corso di un anno e mezzo, lo scudetto e la Supercoppa italiana siano stati conquistati, traguardi non certo marginali.
Il punto di non ritorno e l'analisi del tecnico
L'amarezza, tuttavia, filtra in modo netto quando l'analisi si sposta sul punto di svolta che ha precluso ogni altra possibilità. Il pensiero di Conte va infatti a Copenaghen, match in cui il pareggio, secondo la sua visione, non sarebbe mai dovuto accadere, condannando poi la squadra a uno scontro diretto con un "top club" come il Chelsea per una qualificazione che sarebbe stata comunque solo ai playoff. "Il rammarico è per Copenaghen perché lì non dovevamo pareggiare e questo ci ha costretto a giocare tutto con un top club", ha spiegato, lasciando trasparire il convincimento che quel singolo episodio abbia distorto l'intero percorso europeo. Nonostante ciò, il giudizio sulla gara contro i londinesi è positivo, se si esclude l'esito: "C'è grande orgoglio e anche soddisfazione perché nonostante mancasse più di mezza squadra, abbiamo giocato anche meglio del Chelsea e meritavamo di più".
Una partita simbolo tra luci ed ombre
La partita contro i blues è stata un concentrato di emozioni contrastanti, un vero e proprio riassunto di una stagione europea sottotono. L'onore di una grande prestazione, come ha ammesso lo stesso Conte, c'è stato, e la sequenza dei gol – con Fernandez che ha portato in vantaggio i visitatori dal dischetto, le risposte di Vergara e Højlund per il Napoli, e la doppietta di Joao Pedro a ribaltare nuovamente le sorti dell'incontro – ne è stata la prova più evidente. Un pareggio, in quella specifica circostanza, non sarebbe bastato, ma una vittoria avrebbe almeno aperto la porta ai play-off, un obiettivo minimo che ora svanisce insieme agli importanti introiti economici legati al passaggio del turno.
Le reazioni dello spogliatoio e lo sguardo in avanti
Anche tra i giocatori, il bilancio personale si intreccia con il risultato collettivo. Antonio Vergara, autore del gol del momentaneo 1-1 e del primo in assoluto in carriera con la maglia del Napoli, ha vissuto una serata dai sapori agrodolci. La gioia per un traguardo individuale importante è stata immediatamente stemperata dall'esito finale, che ha significato l'addio alla competizione. Il messaggio lanciato sui social dal giovane calciatore, "A testa alta...Napoli", sembra riassumere lo stato d'animo dell'intero ambiente, sospeso tra la consapevolezza di aver lottato e la frustrazione per non essere riusciti a concretizzare. Conte, dal canto suo, ha già fissato il prossimo appuntamento, spostando l'attenzione sul campionato: "Calendario? Rigiochiamo sabato alle 18", ha chiosato con pragmatismo, indicando la strada obbligata da percorrere per chiudere l'anno nel migliore dei modi possibili.




