De Priamo: "Laura Casagrande, ultima a vedere Emanuela Orlandi, deve dire ciò che sa"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La posizione di Laura Casagrande, iscritta nel registro degli indagati per false informazioni alla procura, segna una svolta delicata in una vicenda che si trascina da decenni. Andrea De Priamo, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta, è netto nel dichiarare che esistono elementi i quali portano a ritenere la donna, compagna di scuola di musica della ragazza scomparsa, l'ultima persona ad averla vista. Una circostanza, questa, che la collocherebbe al centro degli eventi del pomeriggio del 22 giugno 1983, quando Emanuela Orlandi uscì dalla lezione per non fare più ritorno a casa.

Le contraddizioni emerse in Commissione

La versione dei fatti fornita dalla Casagrande davanti ai parlamentari, come riferito da De Priamo, appare in stridente contrasto con quanto gli elementi investigativi suggerirebbero. "A noi, invece, disse di non averla vista affatto all'uscita della scuola", ha precisato il presidente della Commissione, sottolineando come la donna abbia di fatto collocato se stessa "completamente fuori da quel contesto". Un'asserzione che, se confermata dalle indagini della magistratura, aprirebbe un solco profondo tra la sua testimonianza istituzionale e la ricostruzione che le forze dell'ordine stanno tentando di definire.

Il peso delle amnesie e la "pista zio Mario"

A rendere più complesso il quadro contribuisce il contenuto della deposizione resa dalla Casagrande, costellata da ben diciannove "non ricordo" nel corso di due ore di audizione. La donna, che allora ebbe paura al punto da rifugiarsi per due mesi "in un luogo segreto in Umbria", non ha sciolto i nodi che la legano a quelle ore cruciali. Parallelamente, le inchieste giudiziarie hanno perseguito anche un'altra linea d'indagine, quella relativa a Mario Meneguzzi, zio della ragazza, la cui rilevanza è emersa pubblicamente solo di recente. Tale filone investigativo si basa sulla somiglianza del suo volto con un identikit tracciato anni fa, che ritraeva un uomo visto parlare con Emanuela poco prima della sua sparizione.

Un mosaico di verità ancora da comporre

L'appello di De Priamo affinché la Casagrande "dica ciò che sa" risuona quindi come un tentativo di forzare un blocco informativo che perdura da troppo tempo. Se lei fosse effettivamente tra le ultime, se non l'ultima, ad aver incrociato lo sguardo di Emanuela, la sua testimonianza potrebbe rivelarsi decisiva per capire con chi la giovane si sia eventualmente allontanata o cosa abbia fatto nei momenti immediatamente precedenti alla scomparsa. Ogni tassello, dalle amnesie alle possibili reticenze fino alle altre piste esplorate in silenzio dai magistrati, concorre a formare un mosaico la cui immagine definitiva, però, sfugge ancora.

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