Emanuela Orlandi, la pista di Laura Casagrande e l'indagine su uno zio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Andrea De Priamo, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, ha posto con decisione l’accento sulla figura di Laura Casagrande, definendola, sulla base di elementi in possesso degli inquirenti, “l’ultima persona ad aver visto Emanuela Orlandi”. La formale iscrizione della Casagrande nel registro degli indagati per false informazioni alla procura di Roma rappresenta, dopo oltre quattro decenni, un passaggio investigativo di rilievo, che segna un’accelerazione in una vicenda spesso caratterizzata da vicoli ciechi. L’individuazione di una persona così prossima alla scomparsa, compagna di scuola della giovane cittadina vaticana, costringe infatti a rileggere con occhi nuovi una cronologia degli eventi che sembrava ormai cristallizzata, anche perché le dichiarazioni della stessa Casagrande, secondo quanto emerso dai verbali, si sono rivelate nel tempo un alternarsi di silenzi e di contraddizioni, tali da giustificare l’ipotesi di reato per cui è ora indagata.

Le ombre sulle dichiarazioni dell'amica

Le audizioni di Laura Casagrande, dapprima in qualità di persona informata sui fatti e successivamente con lo status di indagata, hanno delineato un quadro sfuggente riguardo alle ore che precedettero la sparizione di Emanuela. La ricostruzione fornita, punteggiata da espressioni come “non so” e “non ricordo”, ha finito per alimentare sospetti invece che dissiparli, portando i magistrati a valutare l’ipotesi di una reticenza, volontaria o meno, su dettagli che potrebbero rivelarsi decisivi. L’avvio di un procedimento a suo carico, peraltro, non implica automaticamente una responsabilità diretta nella scomparsa, ma certamente sottolinea la necessità di fare piena luce sulla natura e sulla completezza delle informazioni da lei fornite, che da sempre occupano un punto nodale nell’inchiesta.

La pista di "zio Mario" e l'identikit del vigile

Parallelamente all’asse che ruota attorno all’amica, gli investigatori hanno concentrato la loro attenzione su un’altra pista, recentemente tornata alla ribalta della cronaca, quella relativa a Mario Meneguzzi, indicato come “zio Mario”. Questa linea d’indagine, perseguita per anni in modo riservato dalla procura, è balzata agli onori della cronaca dopo una trasmissione televisiva e un successivo servizio del telegiornale, che ne hanno ricostruito i presupposti. Il perno attorno a cui ruota questa teoria investigativa è la presunta, forte somiglianza tra il volto di Meneguzzi e l’identikit compilato, all’epoca dei fatti, da un vigile urbano, il quale sostenne di aver visto Emanuela parlare con un uomo poco prima della sua sparizione. Quel ritratto robot, per anni oggetto di interpretazioni e ipotesi, viene dunque oggi riletto alla luce di un possibile, preciso riscontro, che i magistrati stanno cercando di verificare con gli strumenti attuali.

Le direzioni di un'indagine ancora aperta

La riapertura formale del fascicolo, avvenuta nel 2023, ha impresso una spinta propulsiva alle indagini, consentendo di vagliare con nuovi mezzi piste che il tempo aveva forse indebolito ma non cancellato. Al momento, le direttrici principali seguite dai pm e dai carabinieri appaiono tre, ciascuna con una sua specifica connotazione: quella che punta a verificare la veridicità delle dichiarazioni delle persone vicine alla giovane, quella che esamina possibili connessioni all’interno del suo ambito familiare, e un’altra, più recente, che ha coinvolto le indagini su un blogger. Sono percorsi che, sebbene distinti, contribuiscono a comporre un mosaico estremamente complesso, dove ogni tassello, persino quelli che sembravano marginali o già ampiamente esplorati, viene riesaminato per scorgere una possibile chiave di lettura in grado di sciogliere l’enigma di una delle sparizioni più discusse della storia recente.

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