Trovato un appunto di Emanuela Orlandi, la pista del cineforum sulla via Cassia
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Redazione Interno
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Nuovi elementi, che potrebbero dischiudere scenari inesplorati, emergono dall’attività della Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi, la quale, presieduta dal senatore Andrea De Priamo, sta riesaminando l’immenso materiale accumulatosi in oltre quattro decenni. "Le nostre indagini – ha spiegato De Priamo nel corso di un convegno – hanno individuato elementi inediti, grazie anche alla preziosa collaborazione del Ros dei Carabinieri: abbiamo rinvenuto un appunto di Emanuela nel quale la stessa fa riferimento a una sorta di teatro-cineforum, 'il montaggio delle attrazioni' all'epoca sito sulla via Cassia". Quel luogo, stando a quanto emerso, si trovava a pochi metri dall'abitazione del defunto regista di B-movies Bruno Mattei, un dettaglio geografico che, sebbene da verificare nella sua effettiva rilevanza, fornisce un tassello concreto su cui concentrare le analisi, in un caso che di ipotesi ne ha prodotte a centinaia. Il presidente della Commissione, oltre a dare notizia del ritrovamento, non ha mancato di esprimere una valutazione di merito sulle indagini originarie, giudicandole, senza mezzi termini, inadeguate.
Il mistero delle pagine mancanti e la telefonata anonima
Parallelamente al rinvenimento dell’appunto, un altro filone d’indagine sembra riguardare la figura dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, la cui vicenda si intreccia con documenti incompleti e una telefonata dalla voce misteriosa. Dalle carte relative al pedinamento di Meneguzzi, infatti, risulterebbero scomparse quattro pagine, un vuoto documentale che alimenta perplessità e interrogativi sulle modalità con cui venne condotta l’attività investigativa. A questo si aggiunge la registrazione di una chiamata ricevuta in casa Orlandi il 5 luglio 1983, quando la ragazza mancava da due settimane: a rispondere fu proprio lo zio, che si sentì rispondere da una voce femminile, piatta e monocorde, con una frase criptica relativa a un paesino sperduto per Santa Marinella. Pietro Orlandi, ascoltando anni dopo quella registrazione in televisione, ha affermato con convinzione di riconoscervi la voce della sorella, un’identificazione che, sebbene personale, aggiunge un ulteriore strato di complessità a un mosaico già di per sé intricatissimo.
Le polemiche mediatiche e la reazione della famiglia
La divulgazione pubblica di alcuni di questi elementi riservati ha scatenato aspre reazioni, in particolare da parte di Pietro Orlandi, il quale ha attaccato frontalmente un servizio televisivo andato in onda nel programma di Massimo Giletti. Quel servizio, secondo il fratello di Emanuela, era "vergognoso" e mirava esplicitamente a "infangare la famiglia con cose false", poiché portava all’attenzione del grande pubblico proprio il documento, per di più mutilo, dei servizi segreti che riguardava il pedinamento dello zio. La disputa evidenzia la tensione costante che circonda il caso, diviso tra la necessità di far luce attraverso gli strumenti istituzionali e il rischio che il riverbero mediatico finisca per offuscare, più che chiarire, i fatti accaduti.
Il lavoro della Commissione tra nuovi dati e vecchie ombre
Il lavoro della Commissione d’inchiesta, pertanto, si muove su un duplice binario: da un lato l’analisi scrupolosa di quanto già esiste, come l’appunto autografo di Emanuela che apre una pista fino ad oggi trascurata, quella del cineforum sulla via Cassia e della sua possibile connessione con l’ambiente cinematografico dell’epoca; dall’altro la constatazione di come le indagini del passato siano state caratterizzate da lacune e da una documentazione parziale, di cui le pagine sottratte al verbale sul pedinamento di Meneguzzi costituiscono un esempio lampante. Si tratta di un’operazione di scavo che, incrociando le nuove tecnologie investigative con una rilettura critica degli archivi, cerca di colmare i vuoti che per anni hanno impedito di arrivare a una verità giudiziaria.




