Emanuela Orlandi, l’appunto sulla via Cassia e la testimonianza di Maura Giovedì: la pista dei “cinematografari” torna al centro dell’inchiesta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel corso dei lavori della Commissione bicamerale d’inchiesta presieduta dal senatore Andrea De Priamo, il filone investigativo che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi al sottobosco del cinema a luci rosse romano degli anni Settanta e Ottanta ha ripreso vigore, incrociando due tracce documentali rimaste per decenni ai margini dei fascicoli. Da una parte, un appunto manoscritto della stessa quindicenne vaticana, vergato con grafia minuta nel suo diario personale circa un mese prima del 22 giugno 1983; dall’altra, il racconto reso il 10 febbraio 2026 a Palazzo San Macuto da Maura Giovedì, all’epoca dei fatti una “generica” nel settore dello spettacolo, la quale ha riferito di essere stata avvicinata – e di aver rifiutato – da individui che, con la scusa di pubblicità o piccoli ruoli, reclutavano ragazze per pellicole pornografiche -2-6-10.

L’elemento che la squadra del presidente De Priamo, con il supporto del Ros dei Carabinieri, sta tentando di saldare riguarda la natura di quel luogo, il “Montaggio delle attrazioni”, un teatro-cineforum situato sulla via Cassia a poca distanza dall’abitazione del defunto regista di B-movie Bruno Mattei; ed è proprio l’appunto di Emanuela – otto parole secche in cui annota il nome dello spazio, l’indirizzo e la visione di uno spettacolo teatrale – a rappresentare il primo aggancio diretto, sebbene ancora indiziario, tra la ragazza e quell’ambiente -1-5-6. La rilevanza del ritrovamento, ha spiegato De Priamo all’Ansa già nel novembre del 2025, risiede nella circostanza che Mattei, il quale tra l’altro possedeva una Bmw e frequentava alcuni studenti della scuola di musica di piazza Sant’Apollinare, non era mai stato messo in relazione con un atto scritto dalla stessa Orlandi; il fatto che quel biglietto sia rimasto inesplorato per oltre quarant’anni, e che solo ora emerga dalla collaborazione tra la Bicamerale e l’Arma, costringe a riconsiderare l’intero segmento iniziale delle investigazioni -3-5-7.

Il racconto di piazza Navona e la figura di Felix Welner

Nel contesto di questa riapertura del fronte cosiddetto dei “cinematografari”, la testimonianza di Maura Giovedì ha fornito un nome e un volto a quelle dinamiche di adescamento soft che si consumavano nelle piazze del centro storico. La donna, ascoltata in sessione aperta, ha riferito di essere stata agganciata alla fine degli anni Settanta a piazza Navona da tale Felix Welner, un uomo alto e robusto di origine polacca che si spacciava per agente pubblicitario; costui, con una sfacciataggine rimasta impressa nella memoria della teste, proponeva a ragazze – preferibilmente giovani e spesso straniere – inserimenti nel mondo del cinema che invariabilmente si rivelavano essere partecipazioni a film osé, offerte sempre declinate dall’interessata -2-6-9. Welner, figura già nota agli archivi giudiziari per vicende di sfruttamento della prostituzione e arrestato nel 1996 a L’Aquila, risulta avere avuto un contatto anche con Federica Orlandi, sorella di Emanuela, alla quale aveva proposto un ruolo come comparsa in una pellicola su Gli ultimi giorni di Pompei, lasciandosi consegnare il numero di telefono di casa Orlandi che – stando a quanto emerso in precedenti istruttorie – sarebbe poi stato rinvenuto tra le sue agende -9.

Il riconoscimento di Marco Accetti e i due minuti di seduta segreta

Un ulteriore snodo, emerso dalla rilettura dei verbali dell’audizione del fonico Alfonso Montesanti risalente al 1° luglio 2025, riguarda invece la sovrapposizione tra la pista dei cinematografari e le autoaccuse del fotografo Marco Accetti. Nel corso di quella deposizione, il presidente De Priamo aveva mostrato al teste due fotografie: la prima ritraeva Marco Sarnataro, esponente della banda della Magliana, e Montesanti non l’aveva riconosciuto; la seconda, invece, era un’immagine inedita di Accetti, mai diffusa dai mass media -6. Alla domanda, l’ex marito di Patrizia De Lellis – la cui madre lavorava nella segreteria della scuola di musica e che all’epoca aveva una relazione con Bruno Mattei – aveva risposto di avere l’impressione di aver visto quel volto sui giornali, salvo poi banalizzare il ricordo. A quel punto, la Commissione aveva disposto due minuti di seduta segreta, dalle 10:57 alle 10:59; un lasso temporale brevissimo durante il quale, presumibilmente, è stato contestato al testimone qualcosa di non verbalizzato, e che ha indotto il vicepresidente Roberto Morassut a insistere nuovamente sul riconoscimento, ottenendo una replica sostanzialmente analoga ma ormai segnata da quel passaggio in camera caritatis -6.

Il combinato disposto tra la conoscenza diretta di Mattei da parte di Montesanti, il riconoscimento – seppur cauto – di Accetti, e le dichiarazioni di Maura Giovedì su Welner, delinea un reticolo di relazioni tutte gravitanti attorno al medesimo ambiente: quello di un cinema di infima serie, fatto di provini improvvisati, fotografi che intercettavano minorenni per book e sedicenti produttori che promettevano pubblicità per poi offrire copioni hard -6-9.

Il provino registrato e le otto parole nel diario

Sul fronte documentale, accanto all’appunto del “Montaggio delle attrazioni”, gli investigatori stanno rivalutando anche il contenuto di alcuni nastri conservati nei vecchi fascicoli. In uno di essi, reso noto solo in tempi recenti, si distingue chiaramente la voce di Emanuela Orlandi che risponde a domande su nome, età e sulla classe che avrebbe frequentato l’anno successivo; una sequenza che presenta le caratteristiche formali di un provino, sebbene la figura dell’interlocutore – colui che sollecitava quelle risposte – sia rimasta sino ad oggi anonima -9. La Commissione, secondo quanto riferito da ambienti parlamentari, starebbe verificando la possibilità che quel colloquio sia stato effettuato da una delle persone che orbitavano nel giro dei cinematografari, e che il cineforum sulla Cassia potesse costituire non soltanto un luogo di spettacolo, ma anche un punto di raccordo per selezioni informali. L’ipotesi che Emanuela, una o più volte, abbia varcato la soglia di quello stabile è oggetto di accertamenti; Pietro Orlandi, ascoltato in proposito, ha escluso di aver mai sentito nominare quel posto dalla sorella, circostanza che rende lo scritto rinvenuto un unicum di difficile interpretazione ma di indubbio valore probatorio -6.

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