Trovato un appunto di Emanuela Orlandi, la pista porta a un regista di B-movie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo, potenzialmente decisivo, elemento è emerso dall’indagine della Commissione bicamerale di inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi, presieduta dal senatore Andrea De Priamo, il quale ha illustrato come le investigazioni, condotte con la collaborazione del Ros dei Carabinieri, abbiano portato al ritrovamento di un appunto manoscritto della giovane scomparsa nel 1983. In quella nota, Emanuela faceva riferimento a una sorta di teatro-cineforum, descritto come "il montaggio delle attrazioni", che all'epoca della sua scomparsa aveva sede sulla via Cassia, a pochi metri dalla residenza del defunto regista di B-movies Bruno Mattei, una figura che finora non era mai stata collegata direttamente alla vicenda.

Il contenuto dell'appunto e il luogo misterioso

La menzione di quel luogo di ritrovo, che la giovane aveva annotato di suo pugno, fornisce per la prima volta un aggancio concreto a un ambiente specifico, riaccendendo con forza i riflettori sulla cosiddetta pista dei "cinematografari", sulla quale le indagini si sono più volte arenate nel corso dei decenni. L'appunto, che gli investigatori considerano un dato inedito e di notevole interesse, colloca infatti gli ultimi movimenti noti, o le frequentazioni, di Emanuela in prossimità di un personaggio come Mattei, noto per la sua prolifica produzione di film di genere a basso costo, un dettaglio che apre scenari del tutto nuovi su possibili dinamiche e conoscenze.

Le ombre sulle indagini passate e la telefonata allo zio

Parallelamente a questa scoperta, restano aperte e irrisolte diverse zone d'ombra che riguardano le prime fasi investigative, come dimostra la vicenda dei verbali relativi al pedinamento dello zio, Mario Meneguzzi. Da quel documento, come è emerso recentemente, risulterebbero mancanti quattro pagine, un'amputazione che alimenta perplessità sulla completezza dell'operato delle forze dell'ordine all'epoca. A ciò si aggiunge il mistero della telefonata ricevuta da Meneguzzi il 5 luglio 1983, quando una voce femminile, piatta e monocorde – che il fratello Pietro, ascoltandone di recente la registrazione, ha riconosciuto come quella della sorella – pronunciò la frase "In un paesino sperduto per Santa Marinella... Quindici", un indizio mai chiarito che continua a rappresentare un enigma di fondo.

Le polemiche mediatiche e i documenti riservati

La complessità del caso è stata recentemente investita anche da aspre polemiche mediatiche, dopo che Pietro Orlandi ha duramente attaccato il conduttore Massimo Giletti per un servizio andato in onda nel programma "Lo Stato delle Cose", definendolo "vergognoso" e volto a "infangare la famiglia con cose false". In quella trasmissione, Giletti aveva mostrato un documento estremamente riservato dei servizi segreti che confermava come lo zio Mario Meneguzzi fosse stato oggetto di attento seguito, ma aveva anche sottolineato l'assenza di quelle quattro pagine del verbale, un vuoto che di per sé solleva interrogativi sulla trasparenza e sulla gestione di alcune delicate fasi dell'inchiesta.

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