Giro d’Italia, la tripletta di Magnier a Pieve di Soligo affonda il tris nella volata che vale la ciclamino
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Redazione Sport
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PIEVE DI SOLIGO – Il terzo sigillo, forse quello più insperato considerando l’asperità del tracciato, porta la firma inconfondibile di Paul Magnier. Lo sprinter francese della Soudal Quick-Step, già vincente a Burgas e Sofia, ha dominato la volata della diciottesima tappa del Giro d’Italia, imponendosi con un margine netto davanti ai due azzurri Edoardo Zambanini (Bahrain-Victorious) e Jonathan Milan (Lidl-Trek).
Una brutta gatta da pelare, quella del Muro di Ca’ del Poggio superato a dieci chilometri dal traguardo di Pieve di Soligo, ha rischiato di mandare in frantumi i sogni dei passisti puri; e invece, complici un gruppo intenzionato a non mollare la presa e un lancio perfetto del compagno Jasper Stuyven, il corridore transalpino ha ribaltato ogni pronostico in una frazione che, sulla carta, sembrava scritta apposta per gli attaccanti.
Il ventiduenne di Grenoble, lasciato trapelare una certa dose di genuino stupore ai microfoni (“Non mi aspettavo di vincere oggi, sulla prima salita ero già rimasto staccato”), ha trovato nello strappo finale il trampolino di lancio perfetto per la sua progressione.
Se l’arrivo in leggera ascesa di via XXX Ottobre – con il suo rettilineo di trecento metri – ha esaltato la potenza del velocista belga della Visma Lease a Bike che è volato sulla maglia rosa, dall’altra parte il controllo esercitato da Jonas Vingegaard ha blindato una classifica generale ormai solida in attesa del tappone dolomitico di Alleghe.
Nessuna emozione, nessuna variazione significativa per i big, concentrati esclusivamente a preservare energie nella consapevolezza che il vero scoglio, quello decisivo per la conquista della Corsa Rosa, arriverà solo domani tra le salite delle Dolomiti.
La rivincita dei velocisti sotto il muro trevigiano
Era una di quelle giornate che sembrano destinate alla fuga fin dai primi metri, con un drappello di quattro attaccanti (tra cui spiccavano Mattia Bais e James Shaw) capace di guadagnare un margine massimo di due minuti nella valle del Brenta. Ma la Soudal Quick-Step, consapevole di avere un’opportunità concreta per riprendere la maglia ciclamino, ha orchestrato un inseguimento serrato, vanificando gli slanci del solitario Jonas Geens sul duro Muro di Ca’ del Poggio.
A quel punto, con il gruppo ricompattatosi a una manciata di chilometri dall’arrivo, la gara è diventata un’altra cosa: una volata ristretta, corsa sul filo dei centimetri, in cui l’esperienza di Stuyven – ex gregario proprio di Milan – ha fatto da apripista perfetto alla cavata violenta del francese.
Se Zambanini ha raccolto il piazzamento più nobile della sua carriera, beffando il più quotato Milan e strappando un secondo posto che sa di rivincita morale, per il friulano della Lidl-Trek il terzo gradino del podio rappresenta una mezza sconfitta nell’economia di un Giro che lo vede finora a secco di successi personali.
E nonostante il tris del rivale, la matematica della corsa a punti – che ora vede Magnier balzare in testa – lascia ancora spiragli aperti in vista del gran finale di Roma: l’ultimo atto, quello dei Fori Imperiali, potrebbe regalare il quarto sigillo al transalpino o riaprire i giochi per l’azzurro, a patto che le due giornate di alta montagna in arrivo non stravolgano le gerarchie tra i corridori di classifica.
Gesti tecnici e cronaca di una frazione nervosa
La lunga attesa della Marca Trevigiana, interrotta oggi dal passaggio della carovana rosa, è stata ripagata da uno spettacolo intenso e nervoso. I 171 chilometri di percorso, che hanno congiunto la valle dell’Adige a quella del Piave attraversando le colline del Prosecco, hanno messo a dura prova la tenuta psicologica dei velocisti, costretti a lottare per non perdere contatto sulle pendenze al 19% di Ca’ del Poggio.
I transalpini hanno risposto presente quando contava, resistendo all’allungo di Vingegaard (che è transitato per primo sullo strappo a dimostrare la sua superiorità anche nelle fughe senza classifica) e ricucendo su Eulalio, il portoghese della Bahrain-Victorious la cui eroica avventura in solitaria si è infranta proprio sotto la flamme rouge.
Si chiude qui il capitolo veneto di questo Giro, prima del trasferimento verso le cime dolomitiche. Il caldo fermo sopra l’asfalto e quella stanchezza ormai evidente nei volti – quella che il Giro si porta addosso quando entra nel suo atto finale – non hanno impedito agli uomini di classifica di vigilare con attenzione: Felix Gall e Thymen Arensman restano incollati alla ruota di Vingegaard, in attesa di un’occasione che forse non arriverà mai, mentre i riflettori si spostano ora sui caduti e sui malati di tappa.
Per Magnier, intanto, c’è tempo per godersi il bottino; ne ha conquistati tre, e adesso sogna il poker sull’asfalto romano, magari proprio ai danni di quello stesso Milan che oggi è stato costretto a stringergli la mano sul traguardo.




