Giro d’Italia, il muro di Ca’ del Poggio non fa selezione e Magnier vola ancora
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Redazione Sport
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L’idea, se vogliamo, era suggestiva: trasformare il Muro di Ca’ del Poggio – quel nastro d’asfalto che in poco più di un chilometro si inerpica con pendenze fino al 19% tra le colline del Prosecco – nel giudice inappellabile della diciottesima tappa, l’ultima occasione utile per i velocisti prima dell’assalto finale alle Dolomiti. Ma la cronaca, si sa, ama talvolta smentire le migliori sceneggiature, e così il giorno della verità si è trasformato in una volata di gruppo.
La fuga, che aveva visto protagonisti tra gli altri Jonas Geens e Mattia Bais, è stata riassorbita proprio sulle rampe che dovevano spezzare il plotone; l’attacco solitario di Afonso Eulalio, portoghese in maglia bianca nonostante una caduta precedente, si è spento sotto il metro dell’ultimo chilometro. Il risultato è stato un arrivo compatto, con una cinquantina di corridori a giocarsi la vittoria in volata, e tra questi c’erano proprio loro: i passisti, i finisseur e gli sprinter superstiti che avevano saputo resistere al “muro”.
Lo sprint regale del francese nato in Texas
Quando il gruppo si è riunito sotto la flamme rouge, il pronostico sembrava inevitabilmente volto a celebrare la prima maglia ciclamino di Jonathan Milan. Il friulano della Lidl-Trek, che aveva atteso invano il suo squillo in questa edizione, sembrava avere i numeri per imporsi in quella volata ristretta. E invece, dalla ruota di Jasper Stuyven, è uscito come un proiettile Paul Magnier. Il ventiduenne di Grenoble, già vincitore a Burgas e Sofia, ha completato il tris con uno sprint regale, prendendosi un margine tale da poter alzare le braccia prima ancora della linea.
Lanciato a 200 metri dal traguardo, il francese non ha lasciato scampo agli azzurri, con Edoardo Zambanini a completare un ottimo secondo posto e Milan costretto a chiudere al terzo dopo esser rimasto leggermente incastrato all’ultima curva. "Mi è mancata la ciliegina sulla torta", ammetterà il velocista friulano riferendosi al posizionamento sbagliato nel finale, un errore che rischia di pesare nel bilancio di una corsa finora vissuta all’inseguimento.
La classifica generale resta blindata in attesa delle montagne
Per Magnier, però, non è solo una questione di prestigio personale. Questa tripletta gli vale la riconquista della maglia ciclamino, che Jhonatan Narvaez gli aveva temporaneamente sottratto nelle tappe precedenti. Il transalpino si presenta così al weekend decisivo con un margine da difendere sulla volata di Roma, anche se il destino di quella casacca dipenderà molto da quanti dei fuggitivi riusciranno a sopravvivere alle prossime due tappe. Parlando di sopravvivenza, nessun cambiamento invece per quanto riguarda la classifica generale.
Jonas Vingegaard è arrivato al traguardo di Pieve di Soligo senza un attimo di apprensione, controllando ogni tentativo di scatto del gruppo dei migliori. Il danese conserva dunque la maglia rosa con un vantaggio rassicurante di 4'03" su Felix Gall e 4'27" su Thymen Arensman. Una situazione di controllo assoluto per la Visma-Lease a Bike, in attesa di amministrare il vantaggio sulle rampe che decideranno il Giro.
Oggi il tappone dolomitico, domani il Friuli
Il sipario sui saliscendi del Veneto si chiude così, con una beffa per il pubblico di casa che sperava nel primo acuto di Milan e con l’esaltazione della potenza del velocista della Soudal Quick-Step. Ora l’attenzione si sposta immediatamente sulle Alpi. Oggi il Giro entra nel vivo con un tappone dolomitico di 151 chilometri che da Feltre porterà il gruppo ad Alleghe; una frazione corta ma esplosiva, un concentrato di paura e spettacolo che mette sul piatto passi come il Duran, il Coi, la Forcella Staulanza e la Cima Coppi del Passo Giau.
Sarà il primo atto di una resa dei conti a due che si concluderà sabato in Friuli, dove gli uomini di classifica sono attesi all’ultimo scontro prima della passerella romana. E se Vingegaard sembra avere in pugno la corsa, la strada – quella vera – potrebbe sempre riservare l’ultima, beffarda sorpresa.




