Il gran finale di Milano-Cortina 2026, l’Arena di Verona e il congedo dai Giochi diffusi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono serviti quattro anni e due giorni, quel lasso di tempo che separa la cerimonia di chiusura di Pechino 2022 da questa domenica sera, per vedere completato il passaggio di consegne che aveva visto il sindaco Beppe Sala e il suo omologo di Cortina, all’epoca Giampietro Ghedina, sventolare la bandiera olimpica con le mascherine anti-Covid ancora calate sul volto. Ieri, nell’anfiteatro bimillenario di Verona, quel vessillo a cinque cerchi è stato materialmente trasferito nelle mani dei rappresentanti delle Alpi Francesi, che organizzeranno l’edizione invernale del 2030, e il gesto ha chiuso il cerchio di una manifestazione che era partita all’insegna della discontinuità territoriale per ritrovare nell’Arena, monumento Unesco e cuore pulsante della storia occidentale, un centro simbolico unificante. Il Titolo scelto per lo spettacolo, “Beauty in action”, non lasciava spazio a interpretazioni ambigue: si trattava di mettere in scena l’estetica del movimento, e la cornice dell’anfiteatro, il più antico al mondo fra quelli ancora utilizzati per spettacoli lirici, ha fatto da trait d’union naturale tra l’opera, che qui viene celebrata ogni estate, e lo spirito dei Giochi -1.

Oltre 1400 atleti, in rappresentanza di 93 nazioni, hanno sfilato compatti sulle note dei grandi classici della musica italiana, e fra loro i portabandiera azzurri Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, entrambi reduci da medaglie d’oro rispettivamente nel biathlon e nel pattinaggio di velocità, hanno condotto la delegazione di casa in un bagno di folla che ha coinvolto le circa dodicimila persone presenti sugli spalti -1-2. La cerimonia, della durata di circa due ore e mezza, ha visto alternarsi momenti di alta introspezione musicale, come l’esecuzione al pianoforte di Gloria Campaner che ha accompagnato con “Experience” di Ludovico Einaudi lo spegnimento dei bracieri collocati nelle diverse località olimpiche, e performance di danza di livello internazionale, fra le quali ha ipnotizzato il pubblico l’intervento di Roberto Bolle, capace di fondere la propria arte con la maestosità delle antiche pietre -1.

L’omaggio ai campioni e la consegna della bandiera alla Francia

Prima della parata, un momento di forte impatto emotivo era stato riservato all’ingresso inatteso dei medagliati azzurri di questa edizione, i quali hanno assistito all’inno di Mameli insieme alle massime cariche dello Stato: presenti in Arena la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seduta accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry e al presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre non mancava il presidente della Camera Lorenzo Fontana -1-6. La fiamma olimpica, racchiusa in una suggestiva goccia di vetro di Murano, era stata portata a braccio dai quattro staffettisti d’oro di Lillehammer 1994, Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner, quasi a voler simboleggiare un filo rosso che lega le glorie del passato ai trionfi contemporanei -1.

Il passaggio di testimone con la Francia, che organizzerà i Giochi del 2030, ha rappresentato il cuore istituzionale della serata: dopo la premiazione dei cinquantachilometri dello sci di fondo e l’omaggio ai volontari, sulle note di Gabry Ponte, la bandiera olimpica è stata ufficialmente consegnata ai rappresentanti d’oltralpe, con l’esecuzione della Marsigliese a suggellare l’impegno futuro -1-6. Nel suo intervento conclusivo, il numero uno del Comitato organizzatore Giovanni Malagò ha voluto sottolineare come la missione fosse stata compiuta, ricordando le promesse fatte agli atleti riguardo a sedi di livello mondiale incorniciate da paesaggi di straordinaria bellezza e nel segno della sostenibilità, e dichiarando con enfasi che l’Italia era stata di parola -1.

La sfilata dei valori e lo spegnimento dei bracieri

Non è mancato, nel corso della serata, un tributo esplicito ai volontari, quelli che Malagò ha definito il cuore pulsante di ogni edizione dei Giochi, accompagnati dalle sonorità del dj set di Major Lazer prima del blackout voluto che ha preceduto l’estinzione definitiva delle fiamme, spente simbolicamente sia a Milano che a Cortina -1-7. Coventry, nel suo discorso di commiato, ha voluto ringraziare il popolo italiano per aver aperto i propri cuori e per aver regalato al mondo un’atmosfera elettrizzante, fatta di tribune piene e tifo travolgente, sottolineando come questi Giochi avessero definito un nuovo standard per le edizioni venture proprio grazie alla capacità di superare ogni ostacolo organizzativo -1-5.

L’Olanda ha chiuso al terzo posto nel medagliere scavalcando proprio l’Italia all’ultima giornata, grazie alle due mass start di pattinaggio di velocità, ma il bottino degli azzurri resta comunque storico con trenta podi complessivi, dieci dei quali d’oro, sei d’argento e quattordici di bronzo, un risultato che vale il quarto posto nella classifica generale dominata dalla Norvegia, capace di mettere insieme quaranta medaglie con diciotto titoli iridati -1-6. Ora l’attenzione si sposta sull’immediato futuro, con la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi in programma il 6 marzo proprio in questa stessa Arena, a dimostrazione di come Verona intenda restare centrale nel sistema dei Giochi diffusi fino alla loro definitiva conclusione -2.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.