L’Agenzia delle Entrate sconfessa l’uso dell’Ia per gli accertamenti, ma il software spia Ve.R.A. continua a setacciare i conti correnti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Nessun provvedimento impositivo, né tantomeno un accertamento fiscale, potrà mai essere generato direttamente da un algoritmo di intelligenza artificiale. A ribadirlo con forza, attraverso le linee guida interne varate subito dopo l’entrata in vigore dell’AI Act, è la stessa Agenzia delle Entrate, che ha voluto blindare il principio di tassatività e discrezionalità dell’azione amministrativa: dietro ogni avviso bonario, e ancor di più dietro ogni cartella esattoriale, deve esserci necessariamente la supervisione di un funzionario in carne e ossa, il quale – è bene sottolinearlo – assume la piena responsabilità giuridica dell’atto. La tecnologia, in questa cornice, può al massimo “accompagnare” l’operato degli uomini e delle donne del Fisco, fungendo da supporto prevalentemente per quelle attività che non ledono la sfera del contraddittorio, come nel caso della gestione dei rimborsi. Su questo fronte, va detto, i tempi si sono già ridotti sensibilmente, passando da 75 a 68 giorni, e l’asticella potrebbe abbassarsi ulteriormente (il Dipartimento delle Finanze, per il 2027, parla di un target fissato a 67 giorni), a patto che l’automazione venga impiegata solo per le procedure di routine.

L’occhio invisibile dell’algoritmo Ve.R.A. e il controllo in tempo reale delle finanze

Se l’Ia non può emettere un atto impositivo in autonomia, può però – ed è qui che sta la svolta silenziosa degli ultimi mesi – raccogliere e incrociare una quantità di dati che nessun funzionario, lavorando manualmente, potrebbe mai elaborare. Questo è il cuore pulsante di Ve.R.A., l’acronimo di “Verifica dei Rapporti Finanziari” (un nome, a pensarci bene, che è già tutto un programma). Il software, operativo da diverso tempo e costantemente addestrato, rappresenta l’arma principale del Fisco per individuare anomalie fiscali in tempo reale, andando virtualmente a “sbirciare” all’interno dei conti correnti bancari attraverso l’accesso alla Superanagrafe tributaria. L’algoritmo analizza in modo massivo i flussi finanziari e patrimoniali dei contribuenti, alla ricerca di quelle contraddizioni irrisolte tra quanto dichiarato con il modello 730 o Unico e la reale capacità di spesa desunta da movimenti, prelievi e giacenze. Se una persona dichiara un reddito da fame ma accredita bonifici da centinaia di migliaia di euro o accumula risparmi incompatibili con le sue entrate dichiarate, scatta il cosiddetto “allert”. Ve.R.A. produce così delle liste selettive di soggetti a rischio, inoltrandole alle direzioni regionali e provinciali affinché i funzionari possano decidere, caso per caso, se procedere con una verifica approfondita. Si tratta, in buona sostanza, di un filtro potente che, incrociando anche i dati del Catasto e la fatturazione elettronica, mira a ridurre i margini di discrezionalità umana solo nella fase di “scovare” il sospetto, lasciando però la decisione finale – ripetiamolo – alla persona.

L’errore umano sotto il cofano tecnologico e i limiti imposti dalla direttiva

Nonostante le rassicurazioni di stampo formale, la strada verso una piena digitalizzazione dei controlli non è immune da intoppi clamorosi, né tantomeno da ingenuità degli stessi operatori. Solo lo scorso gennaio, l’Unione Nazionale degli Avvocati Tributaristi (UNCAT) aveva segnalato un caso emblematico all’Agenzia delle Entrate: un atto di accertamento, molto probabilmente redatto con l’ausilio (se non il diretto input) di un sistema generativo, conteneva citazioni di sentenze tributarie inesistenti e circolari mai emanate – un classico esempio di quelle che gli esperti definiscono “allucinazioni” da modello statistico. Di fronte a questo scenario, la direzione ha dovuto riprendere con severità la linea, ricordando che l’Ia non può essere finalizzata alla produzione diretta degli atti amministrativi e che, qualora un funzionario violi questa disposizione, scattano i provvedimenti disciplinari del caso. L’errore, comunque, ha acceso un faro su un problema tecnico di fondo: per quanto la macchina sia veloce, la sua natura statistica e non deterministica la espone al rischio di generare falsi positivi o, peggio ancora, motivazioni giuridicamente inesistenti se lasciata a se stessa.

La beffa della provinciale 591 e la condanna per la simulazione dell’incidente

Mentre il Fisco affina le sue mira tecnologiche per stanare i furbetti del bollo e dell’Iva, la cronaca giudiziaria di questi giorni restituisce l’immagine di un tentativo di frode assai più “artigianale”, ma non per questo meno grave, andato in scena anni fa sulla strada provinciale 591 Cremasca. È stato infatti emesso il verdetto per una vicenda che sa di fiction mal riuscita: madre e figlio, rispettivamente di 56 e 33 anni, sono stati condannati per simulazione di reato – lei a otto mesi, lui a un anno con pena sospesa – per aver inscenato un falso incidente stradale con l’obiettivo di riscuotere il premio assicurativo. La messinscena risaliva alla sera del 4 febbraio 2019: la donna alla guida di una Hyundai, dopo aver posizionato due malcapitati (e complici) su delle biciclette, aveva simulato l’investimento facendo scattare i soccorsi. A tradire i cinque componenti del gruppo, che includeva anche i due finti ciclisti palermitani, è stata però l’evidenza delle lesioni: i due complici si erano procurati fratture scomposte (vere, quindi), ma del tutto incompatibili con i lievi danni riportati dalla carrozzeria dell’auto. Le indagini della Polizia Stradale, supportate dall’analisi dei filmati delle telecamere della zona, hanno smontato pezzo per pezzo la regia dell’accaduto, rivelando come l’intera operazione fosse stata orchestrata anche con l’aiuto di un ristoratore milanese (la cui posizione è stata stralciata) e di un misterioso intermediario soprannominato “la Strega”, rimasto ignoto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.