Orio al Serio, il mistero degli ultimi istanti di Andrea Russo prima di finire nel motore
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Redazione Interno
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La morte di Andrea Russo, risucchiato dal motore di un Airbus A319 all’aeroporto di Orio al Serio, resta avvolta in un groviglio di domande senza risposta. Quello che è certo, come mostrano i video diffusi sui social e acquisiti dagli investigatori, è che tutto è accaduto in meno di venti secondi: l’uomo, dopo aver superato una porta scorrevole e scavalcato le barriere di sicurezza, si è diretto verso l’aereo della Volotea, pronto per il decollo verso Oviedo con 154 passeggeri a bordo. Non ha esitato, non ha tentennato. Ha alzato le braccia, quasi volesse aggrapparsi al motore destro, per poi finire tragicamente in quello di sinistra.
Le indagini, coordinate dalla procura di Bergamo, stanno cercando di ricostruire i moventi di un gesto così estremo. Alcuni testimoni hanno riferito che Russo, nei momenti precedenti, sembrava agitato, parlava in modo confuso, arrivando a citare il "malocchio". Un dettaglio che, seppur marginale, potrebbe suggerire un disagio profondo, anche se al momento non ci sono elementi per stabilire un nesso causale con quanto accaduto. Quel che emerge, invece, è l’assenza di un movente chiaro, di una spiegazione razionale a un atto compiuto in un contesto – quello aeroportuale – dove ogni movimento è rigidamente controllato.
L’aereo coinvolto, un Airbus A319-100 con marche EC-MTL, è stato sottoposto a tutte le verifiche del caso prima di rientrare in servizio due giorni dopo l’incidente, con un volo di trasferimento verso Nantes. La Volotea ha garantito che l’aereo è pienamente operativo, mentre i passeggeri del volo per Oviedo, dopo lo shock iniziale, sono stati riprogrammati su un altro velivolo.




