Caro energia, la bolletta salata delle piccole imprese frena la crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ombra di un costo insostenibile per l’elettricità, che continua a gravare in modo sproporzionato sulla manifattura italiana, viene indicata come uno dei freni più pesanti alla crescita economica, secondo le analisi condotte da Lapam Confartigianato. Se da un lato il paese si conferma la seconda potenza industriale dell’Unione europea per valore prodotto, è al contempo la prima per numero di occupati nelle micro e piccole imprese del settore, un tessuto vitale ma particolarmente esposto agli shock dei prezzi. È proprio questo equilibrio, così delicato, a essere minacciato dalla situazione energetica: i dati del primo semestre del 2025, infatti, rivelano che le nostre piccole imprese manifatturiere hanno pagato l’energia elettrica il 24,3% in più rispetto alla media comunitaria, un primato negativo che le colloca in testa alla classifica delle dieci maggiori economie industriali del continente.

Lo scenario allargato: tra mercati globali e nuove tasse europee

Il quadro, per quanto preoccupante, si inserisce in uno scenario internazionale complesso, che l’esperto Alberto Clò ha recentemente delineato. Il 2026, anno cruciale per le politiche energetiche, potrebbe offrire un paradosso: l’offerta globale di gas e petrolio, infatti, potrebbe mantenere relativamente bassi i prezzi all’ingrosso delle materie prime, ma questa potenziale tregua verrebbe vanificata dall’entrata in vigore di nuove misure decise a Bruxelles. L’estensione del sistema di scambio delle quote di emissioni, il cosiddetto ETS 2, avrà ripercussioni dirette sui consumi di carburanti e gas per il riscaldamento, con un impatto che gli analisti prevedono pesantissimo sia per le famiglie che per le aziende. Clò, con toni allarmati, ha sottolineato la contraddizione di un sistema che, nonostante gli ingenti investimenti – oltre 200 miliardi stanziati per le fonti rinnovabili –, continua a presentare ai suoi attori economici alcune tra le bollette più care d’Europa.

Il peso sulle regioni: il caso emblematico del Piemonte

Le conseguenze di questo squilibrio non sono astratte, ma si traducono in cifre concrete che segnano il territorio e le sue economie locali. Un’elaborazione di Confartigianato Piemonte ha quantificato l’“extra costo”, il sovrapprezzo sopportato dalle imprese artigiane e manifatturiere italiane rispetto ai loro omologhi europei, settore per settore. Dall’alimentare alla moda, dalla lavorazione del legno e dei metalli fino alla gioielleria e all’occhialeria, settori dove la presenza di micro e piccole imprese è preponderante, il divario è tangibile. Nel complesso, lo scorso anno la spesa per l’elettricità di queste aziende ha superato gli 8,8 miliardi di euro, un ammontare che include ben 1,6 miliardi di maggiorazione rispetto alla media Ue. Il Piemonte, in questo panorama già difficile, si colloca come la quarta regione più penalizzata, con un aggravio complessivo che tocca i 181 milioni di euro, una somma che sottrae risorse preziose agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione.

La richiesta di un intervento strutturale

Di fronte a questi numeri, che delineano una chiaria perdita di competitività per l’intero sistema produttivo fondato sulla piccola dimensione, le associazioni di categoria lanciano un appello per un intervento strutturale. La richiesta, più che di sussidi temporanei, è quella di “ristabilire equità ed equilibrio” in un mercato energetico che, nelle sue attuali dinamiche, sembra penalizzare proprio quelle imprese che costituiscono la spina dorsale del made in Italy e dell’occupazione manifatturiera nazionale. Il tema, come evidenziato, va oltre la contingenza e chiama in causa scelte politiche ed energetiche di lungo periodo, in un anno, il 2026, che si annuncia come un banco di prova decisivo sotto il profilo normativo europeo e della sostenibilità economica per migliaia di attività.

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