Virginia Mihajlovic a Verissimo: «Nei momenti belli sento la mancanza di papà Sinisa»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Virginia Mihajlovic, affrontando con coraggio il ricordo del padre Sinisa, scomparso quasi tre anni fa, ha scelto di onorarne la memoria in un modo che va oltre le semplici parole. Lo ha fatto battezzando il secondogenito con il nome di Leone Sinisa, un gesto che racchiude in sé tutta la forza e la resilianza che l’ex allenatore ha incarnato fino all’ultimo. La giovane, ospite nello studio di “Verissimo”, ha ripercorso le emozioni di quella giornata di festa in Puglia, un evento familiare gioioso che, come lei stessa ha ammesso, non è stato esente da un profondo senso di assenza. «Anche nei momenti più belli la sensazione di mancanza c’è e bisogna imparare a conviverci», ha spiegato, delineando un sentimento con cui molte persone, che hanno vissuto un lutto simile, possono identificarsi.

La vita nuova in Grecia e il faro di un ricordo

La famiglia di Virginia, che comprende la piccola Violante, nata nel 2021, e il neonato Leone Sinisa, ha recentemente intrapreso un capitolo inedito della propria vita trasferendosi in Grecia, una decisione presa per seguire gli impegni calcistici del marito Alessandro Vogliacco. «Ci siamo trasferiti da pochissimo, è stata una novità che non ci aspettavamo», ha raccontato la ventisettenne modella e influencer, sottolineando come l’avventura all’estero sia stata una scelta ponderata fatta col consueto spirito di adattamento. «Credevamo di dover cambiare città, ma non Paese. È stata una sorpresa per tutti. Ci siamo confrontati con Alessandro e abbiamo deciso di fare questa esperienza adesso che i bambini sono piccoli».

Le domande innocenti e un legame che persiste

È proprio attraverso gli occhi dei bambini che il ricordo di Sinisa Mihajlovic continua a vivere in maniera tangibile e, a tratti, struggente. Virginia ha rivelato che la figlia Violante, con la purezza tipica della sua età, pone domande che toccano il cuore della questione, chiedendo alla madre il motivo per cui non sia possibile andare a salutare il nonno in cielo. Queste semplici interrogazioni evidenziano quanto la figura del nonno, sebbene assente fisicamente, rimanga un punto di riferimento costante e amorevole all’interno del nucleo familiare, un faro la cui luce non si è spenta.

La malinconia che accompagna la gioia

Il ritratto che emerge dalle sue parole è quello di una persona che, nonostante la giovane età, ha dovuto fare i conti con un vuoto incolmabile, trovando nondimeno la forza di andare avanti e costruire una vita piena e serena. «Quando vivo momenti felici, c’è sempre un velo di malinconia», ha confessato, offrendo una riflessione sulla natura complessa del dolore, che non scompare ma si trasforma, diventando un compagno silenzioso anche negli istanti di massima gioia. La sua testimonianza, priva di retorica, delinea un percorso di accettazione e di amore incondizionato che supera i confini della vita terrena.

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