La furia di Vespa a “Porta a Porta” contro Provenzano e le immediate ripercussioni politiche
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Redazione Interno
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Nell’architrave del programma che da decenni rappresenta il salotto delle prime serate politiche italiane, giovedì 9 aprile lo studio di “Porta a Porta” si è trasformato improvvisamente in un ring, e la tensione – una di quelle che solitamente si placano con un ciak – ha invece trovato la via della diffusione virale grazie al tempestivo intervento di una segnalazione della pagina Instagram “Boicotterai”. Al centro della scena, un Bruno Vespa visibilmente oltre il consueto, quasi epico, controllo che lo contraddistingue; l’oggetto della sua ira è stato Giuseppe Provenzano, responsabile esteri del Partito Democratico, reo di una battuta giudicata dal conduttore come un attentato alla sua professionalità, se non alla sua storia. Il diverbio, nato da un acceso botta e risposta tra Provenzano e il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan – durante il quale il deputato dem interrompeva ripetutamente l’avversario – ha subito una brusca accelerazione quando Vespa ha provato a riprendere l’ordine in studio, senza però ottenere la resa immediata dell’ospite.
Lo scambio che ha fatto infiammare il dibattito e la replica a muso duro del conduttore
La scintilla, in un clima già rovente per le consuete divergenze politiche, è scoccata nel momento esatto in cui Vespa, indicando la propria poltrona, ha lanciato una provocazione a Provenzano (“Vuole venire al posto mio?”), ricevendo una risposta che evidentemente ha scalfito una sensibilità mai sopita. “Forse dovrebbe sedersi da quella parte”, ha replicato l’esponente dem, indicando il lato dello studio riservato agli ospiti del centrodestra; un’allusione che il giornalista ha percepito come un’insinuazione sulla sua storica battaglia per la par condicio. E a quel punto, abbandonata ogni parvenza di distacco giornalistico, Vespa si è alzato e, avvicinatosi al deputato con il dito puntato, ha urlato: “Questo non glielo consento. Con quello che vedete in giro sulla par condicio… Anche la battuta se la poteva risparmiare. Adesso stia zitto, lasci parlare gli altri per favore”. Provenzano, dal canto suo, ha tentato una timida ritirata strategica definendo il tutto “una battuta”, ma il clima ormai era irrimediabilmente compromesso, e il siparietto televisivo si è subito trasformato in un caso politico nazionale.
La pronta reazione del Partito Democratico e la controffensiva della maggioranza
Nelle ore immediatamente successive, mentre il video rimbalzava senza sosta tra le piattaforme social alimentando un’eco ben più ampia della diretta stessa, sono arrivate le bordate della politica, a dimostrazione di quanto il servizio pubblico resti un campo di battaglia sempre attivo. I componenti del Partito Democratico nella commissione di Vigilanza Rai non hanno avuto dubbi: hanno definito la reazione di Vespa “inaccettabile e sproporzionata”, chiedendo all’azienda di prendere una “netta presa di distanza” da toni che, a loro dire, minano il ruolo imparziale della trasmissione; Sandro Ruotolo, tra i più critici, ha parlato di “episodio gravissimo”, sottolineando come “Porta a Porta non possa trasformarsi in una quarta camera senza regole”. Ma dalla sponda opposta, la solidarietà al conduttore si è manifestata in massa: Fratelli d’Italia, attraverso la voce del suo responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, ha accusato il Pd di voler “epurare” Vespa, definito dalla vicecapogruppo Augusta Montaruli un “baluardo indiscusso di pluralismo”.
La difesa personale di Vespa e la condanna interna del sindacato dei giornalisti Rai
Non è mancata, a chiusura del cerchio mediatico, la replica piccata dello stesso Vespa, il quale – evidentemente deciso a non lasciare la patria del dibattito senza un suo controcanto – ha rilasciato una nota in cui rovescia completamente la prospettiva dei fatti. “Come sanno bene Agcom e Rai, ‘Porta a Porta’ ha sempre fatto della par condicio la sua forse stupida religione”, ha scritto il conduttore, aggiungendo di aver ricevuto da Provenzano “la più grave delle offese a un giornalista”, e rivendicando una correttezza professionale dimostrata “già prima che Provenzano nascesse”. Se da un lato l’ala dura della maggioranza plaudiva, dall’altro l’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti Rai, ha colto l’occasione per un attacco frontale ai vertici aziendali, ritenendo “inaccettabile che si garantisca uno status di intoccabile” a un professionista che, a loro dire, si sarebbe ormai spogliato dei panni del giornalista per indossare quelli del “tifoso del governo di turno”.




