Lo scontro Vespa-Provenzano e il Pd che chiede silenzi: «La par condicio è la mia religione»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fatto, accaduto nella puntata di giovedì 9 aprile su Rai Uno, è destinato a lasciare il segno non tanto per l’acceso scambio di battute in diretta – cosa, in fondo, non rara nei talk show nostrani – quanto per la reazione politica che ne è seguita. Bruno Vespa, volto e mente di “Porta a Porta”, si è trovato al centro di un putiferio mediatico dopo aver attaccato frontalmente il deputato del Partito democratico Giuseppe Provenzano, reo, agli occhi del conduttore, di aver ironizzato su una sua presunta parzialità. Il problema, però, è nato dopo: quando il Pd ha chiesto alla Rai «una netta presa di distanza», definendo «inaccettabili» i toni usati dal giornalista in studio. Vespa, da parte sua, non solo non ha offerto scuse, ma ha ribaltato il tavolo polemico con una replica secca, quasi chirurgica: «La par condicio è la mia religione. Ben prima che lui nascesse, io…», lasciando intendere come la sua carriera quarantennale gli consenta di distinguere un’interlocuzione lecita da una provocazione mirata.

«Sono abituati a non avere controparte»: la controffensiva del giornalista

La risposta di Vespa – che potremmo definire una vera e propria controffensiva – è arrivata a caldo, ma anche nei giorni successivi, attraverso i canali interni alla tv di Stato. Il conduttore, che molti considerano un’istituzione dentro viale Mazzini, ha rivendicato con forza il proprio operato: «Ben prima che lui nascesse, io facevo informazione rispettando tutti». Un passaggio, quest’ultimo, che suona come una stoccata generazionale, ma anche come una rivendicazione di metodo. E infatti Vespa ha asfaltato le critiche con una frase destinata a rimanere: «Loro – cioè il Partito democratico – sono abituati a non avere controparte». Una dichiarazione pesante, che non solo respinge le accuse, ma ne rovescia il senso: non sarebbe il conduttore a essere sbilanciato, bensì chi oggi lo critica a non tollerare una dialettica vera. Nel video, divenuto virale nel giro di poche ore, si vede il giornalista perdere la pazienza – qualcuno dice “le staffe” – proprio mentre Provenzano stava interloquendo con un senatore di Fratelli d’Italia. Un’interlocuzione, quella tra il dem e Lucio Malan, che per Vespa avrebbe avuto un carattere ironico e denigratorio nei suoi confronti.

L’ira di FdI e la difesa a spada tratta: «Baluardo di pluralismo»

Se il Partito democratico attacca, dall’altra parte dello schieramento politico arriva una solidarietà immediata e compatta. Fratelli d’Italia, infatti, ha fatto quadrato attorno a Bruno Vespa, quasi a volerlo blindare da quella che definisce «un’operazione di epurazione». La deputata Augusta Montaruli, in particolare, lo ha descritto come «baluardo indiscusso di pluralismo», mentre altri esponenti del partito di governo hanno parlato apertamente di «tentativo di silenziare un giornalista scomodo». L’espressione “epurarlo” è circolata con insistenza negli ambienti di maggioranza, alimentando la percezione che la richiesta dem di una presa di distanza della Rai nasconda in realtà un disegno più ampio. Va detto che Vespa, da sempre, è stato oggetto di critiche trasversali: per alcuni troppo vicino ai governi di centrodestra, per altri semplicemente abile nell’adattarsi ai mutamenti politici. Stavolta, però, la reazione di FdI non sembra essere solo una difesa di bandiera, ma un vero e proprio schieramento che trasforma l’episodio televisivo in un caso politico nazionale.

La Rai nel mezzo: nessuna presa di distanza (per ora) e il silenzio dell’azienda

A questo punto, la domanda che molti si pongono – senza trovare risposta – è cosa farà l’azienda. Il Partito democratico ha chiesto formalmente che la Rai prenda le distanze da Vespa, definendo «intollerabile» il suo comportamento in studio. Ma al momento, da viale Mazzini, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Un silenzio, quello della dirigenza, che qualcuno interpreta come un’implicita difesa del proprio conduttore di punta, mentre altri lo leggono come l’imbarazzo di dover gestire un conflitto intestino. Quel che è certo è che lo scontro tra Vespa e Provenzano – e le conseguenti reazioni politiche – hanno riacceso il dibattito sul ruolo dell’informazione pubblica e sui suoi limiti. Il giornalista, nel frattempo, continua a ripetere di non avere nulla da farsi perdonare: «La par condicio è la mia religione», reitera. Una frase che, in un ecosistema mediatico sempre più polarizzato, suona quasi come un atto di accusa verso chi quella religione l’avrebbe dimenticata.

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