Vespa contro il Pd: «Grave che abbiate chiesto di sanzionarmi, la mia correttezza è nata prima di Provenzano»
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Redazione Interno
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La tensione che era emersa in diretta televisiva, durante l’ultima puntata del programma “Porta a Porta”, non si è affatto placata nei giorni successivi. Anzi, a distanza di poche ore dal battibecco con il deputato dem Peppe Provenzano – una vicenda, quest’ultima, che aveva visto il parlamentare del Partito Democratico ironizzare sul presunto posizionamento politico del conduttore, suggerendogli quasi di spostarsi fisicamente tra i banchi della maggioranza – Bruno Vespa ha deciso di rispondere a muso duro, senza lasciare spazio a fraintendimenti.
«Trovo gravissimo che il Pd abbia chiesto alla Rai di sanzionarmi», ha dichiarato il giornalista al Corriere della Sera, usando un tono che mescolava stupore e una certa dose di indignazione controllata. Vespa, che nella puntata incriminata aveva interrotto l’esponente democratico per esigenze di scaletta, ha ribadito con forza un concetto a lui caro: la propria correttezza professionale, a suo dire, non solo non è in discussione, ma è stata dimostrata «molto prima che Provenzano nascesse». Una frase, quest’ultima, che suona quasi come una sentenza generazionale, oltre che come un argomento di autorità.
L’affondo sul Partito Democratico e la “rappresentazione” televisiva
Ma l’attacco più duro, nell’intervista rilasciata dopo lo scontro, Vespa lo ha riservato al partito nel suo complesso. «È gravissimo insinuare questa mia posizione», ha ripetuto, «considerato che ho dato più spazio al Partito democratico di qualunque altro spazio tv». Un’affermazione, la sua, che si regge su un paragone implicito con le abitudini della stessa forza politica: «In altri contesti», ha aggiunto, «il Pd è abituato a ben altra rappresentazione». Il riferimento, mai esplicitato del tutto ma facilmente intuibile, è a quelle dinamiche di pluralismo televisivo che – secondo la ricostruzione vespiana – vedrebbero i democratici ricevere ben altro trattamento altrove. Nessuna concessione al dubbio, nel suo racconto: la propria trasmissione sarebbe invece un esempio di equilibrio, tanto che l’accusa di parzialità gli apparirebbe non solo infondata, ma paradossale.
La “battuta” di Provenzano e la reazione del conduttore
La scintilla che ha fatto scoppiare il caso, com’è noto, era scoccata durante il confronto serale. Provenzano, interrotto mentre stava argomentando, aveva insistito per concludere il suo pensiero e a quel punto aveva lasciato cadere una frase – in seguito da lui stesso definita «una battuta» – sul fatto che Vespa avrebbe forse dovuto accomodarsi dall’altra parte del tavolo, quella occupata dagli ospiti della maggioranza di centrodestra. Una battuta, ha spiegato il deputato, senza che ciò implicasse una richiesta formale di provvedimenti disciplinari. Tuttavia, la percezione che il partito avesse sollecitato un intervento della Rai è bastata a far traboccare il vaso.
Nessuna ritirata, anzi: Vespa raddoppia
Bruno Vespa, in questo andirivieni di dichiarazioni incrociate, non ha fatto un passo indietro. Anzi, ha ribadito il concetto con una formula quasi lapidaria: la sua correttezza professionale, ha detto ancora, non può essere messa in discussione da chi «non era ancora nato» quando lui già applicava quei criteri. Nessun riferimento, nelle sue parole, a future conseguenze o a eventuali ricorsi interni all’azienda pubblica; solo la ricostruzione secca di un fatto – la presunta richiesta di sanzione – e la sua conseguente valutazione morale. La polemica, insomma, resta confinata nel campo degli scontri tra un giornalista storico e una forza politica di opposizione, senza che per ora emergano sviluppi formali né all’interno della Rai né in sede disciplinare.




