Dolore in Umbria per la morte del ginecologo Giuseppe Perticone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un velo di tristezza e sgomento avvolge l’Umbria, terra a cui Giuseppe Perticone, ginecologo di 39 anni originario di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, era profondamente legato. La sua vita si è tragicamente interrotta lo scorso 3 febbraio, quando si è gettato da un ponte a Cles, in Trentino, precipitando nel vuoto da un’altezza di quaranta metri. Un gesto estremo che ha lasciato un segno profondo non solo tra i suoi cari, ma anche tra i colleghi e i pazienti che lo avevano conosciuto durante la sua carriera.

Perticone, che lavorava all’ospedale di Desenzano sul Garda, era sposato con una collega, con la quale condivideva non solo la vita privata ma anche quella professionale. La coppia, che aveva scelto di vivere in un elegante complesso residenziale immerso nel verde, a pochi passi dal lago di Garda, si trovava al centro di una vicenda drammatica. Lo scorso 31 gennaio, infatti, una neonata aveva perso la vita a causa di una grave ipossia durante un parto complicato nell’ospedale di Montecroce, a Desenzano. Un evento che, secondo quanto emerso, avrebbe gettato Perticone in uno stato di profonda angoscia, portandolo a compiere il gesto che lo ha strappato alla vita.

La tragedia ha scosso non solo la comunità medica, ma anche i pazienti che lo avevano conosciuto come un professionista attento e sensibile. Francesca, una donna assistita da Perticone all’ospedale di Perugia, lo ricorda con affetto: «Non posso dimenticare quel sorriso e quello sguardo in uno dei momenti più duri della mia vita. Stavo per perdere due bambini tanto attesi, ma le sue mani sulle mie, l'attenzione ad ascoltarmi piangere in una stanza in cui mi aveva messa al riparo e il suo passare a trovarmi, dopo, per sapere come stessi, non li dimenticherò mai».

La vicenda, che ha portato alla luce le pressioni e le difficoltà a cui sono sottoposti i medici, soprattutto in contesti ad alta tensione come quelli legati alla ginecologia e all’ostetricia, ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro nel settore sanitario. Mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della dinamica che ha portato alla morte della neonata e al successivo suicidio di Perticone, il cordoglio per la sua scomparsa si è diffuso rapidamente, toccando in particolare Perugia e Terni, città in cui il ginecologo aveva lasciato un segno tangibile del suo impegno professionale e umano.

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