Revolut, l’hacker pubblica i dati italiani: «Voglio negoziare, ma non so con chi»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il gruppo di cybercriminali noto come IAmNotAVillain ha mantenuto la parola data. Dopo aver mostrato, la settimana scorsa, materiale riconducibile alle forze dell’ordine italiane, e a meno di ventiquattro ore dalla richiesta di riscatto inoltrata agli account violati, l’attaccante ha pubblicato sul proprio sito nel Dark Web una porzione limitata dei 147 GB che sostiene di aver sottratto agli uffici di polizia nostrani. Al momento non risulta che sia stata avanzata alcuna richiesta di riscatto formale per la totalità dell’archivio.

Il meccanismo della truffa

La vicenda affonda le radici in un raggiro durato mesi. Secondo la ricostruzione fornita dagli stessi autori al Financial Times, il gruppo avrebbe compromesso un indirizzo di posta elettronica certificata facente capo a un ufficio delle forze dell’ordine, identificato successivamente nella Prefettura di Reggio Calabria. Da quell’account, perfettamente funzionante e dotato di valore legale, sono partite ripetute richieste di informazioni indirizzate a Revolut.

La fintech britannica, convinta di rispondere a una legittima esigenza investigativa, ha consegnato dati personali e finanziari di un numero ristretto di clienti. Non si è trattato, dunque, di una violazione dei sistemi di Revolut, che l’azienda definisce intatti, bensì di un abuso di fiducia ai danni di un canale di comunicazione istituzionale.

La strategia dell’estorsione

A differenza delle dinamiche tradizionali del ransomware, dove la negoziazione avviene in segreto tra le parti, IAmNotAVillain ha scelto la via della pressione pubblica. Dopo aver creato un Data Leak Site accessibile tramite rete Tor, il gruppo ha annunciato la possibile vendita dell’intero archivio relativo ai clienti coinvolti nella presunta violazione. La strategia, nota agli analisti come doppia estorsione, prevede la pubblicazione di campioni di dati per dimostrare la fondatezza delle proprie affermazioni e spingere la vittima a pagare per evitare il rilascio completo.

La richiesta iniziale, rivolta alla fintech, ammontava a tre milioni di dollari in Monero, una criptovaluta particolarmente difficile da tracciare.

Le nuove richieste agli utenti

Il caso si arricchisce ora di un capitolo ulteriore. Secondo quanto dichiarato dallo stesso attaccante, il gruppo avrebbe avviato la commercializzazione dei dati trafugati e starebbe contattando direttamente le vittime. «Stiamo vendendo i dati. La rimozione dal database è possibile, ma solo attraverso un pagamento», ha spiegato l’hacker, precisando che sarebbero «almeno 15» gli italiani presenti nella lista. Una cifra che corregge al rialzo il dato indicato in sede istituzionale dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, che aveva parlato di otto connazionali coinvolti.

Tra i materiali pubblicati comparirebbero cronologie complete di operazioni, in un caso estese per oltre settecento pagine, fotografie dei clienti e copie dei documenti d’identità utilizzati per l’apertura dei conti.

Le reazioni istituzionali

Sul fronte delle indagini, la Procura di Reggio Calabria ha aperto un fascicolo per accesso abusivo a un sistema informatico di pubblico interesse, mentre il Garante per la protezione dei dati personali ha allertato le banche italiane invitandole a verificare i propri sistemi di sicurezza. Banca d’Italia segue con attenzione l’evolversi della situazione. La deputata di Azione Giulia Pastorella ha annunciato un’interrogazione parlamentare, definendo la compromissione dell’account PEC ministeriale «allarmante a un livello inimmaginabile».

Nel frattempo, la faida interna al gruppo criminale, con un ex collaboratore che avrebbe sottratto una parte del database attribuendosi la paternità dell’attacco, complica ulteriormente il quadro delle rivendicazioni.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.