Spread Btp-Bund giù verso 85 punti, rendimento del decennale al 4,35%: il quadro dei mercati
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Redazione Economia
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La seduta obbligazionaria si è chiusa con un lieve miglioramento per il debito pubblico italiano. Il differenziale di rendimento tra il Btp decennale e il Bund tedesco di pari durata è sceso di oltre 3 punti base, attestandosi a ridosso degli 85 punti base. Il rendimento del titolo di Stato italiano a 10 anni si è portato al 4,35%, in flessione rispetto ai livelli delle ore precedenti.
Si tratta di un movimento contenuto, ma che conferma una fase di relativa stabilità per il mercato obbligazionario italiano, dopo le tensioni che nei giorni scorsi avevano spinto il differenziale fino a 88 punti base e i rendimenti oltre il 4,38%.
Il contesto internazionale che condiziona i rendimenti
Il quadro in cui si inserisce questa dinamica è complesso e attraversa più fronti. Sul piano della politica monetaria, la Banca centrale europea ha deciso nella riunione del 10 settembre di innalzare i tre tassi di riferimento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50% e quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, con effetto dal 16 settembre. La decisione è maturata in un contesto di pressioni inflazionistiche persistenti, alimentate soprattutto dallo shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente.
Le nuove proiezioni dell’Eurotower indicano un’inflazione complessiva dell’area euro al 3,0% nel 2026, in discesa al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con l’inflazione di fondo prevista al 2,5% quest’anno.
Sul fronte statunitense, i dati diffusi dall’Ufficio di statistica del lavoro hanno mostrato un’inflazione ferma al 3,4% su base annua in agosto, in linea con le attese, con un aumento mensile dello 0,4%. L’indice core, depurato da energia e alimentari, si è attestato al 2,4% tendenziale, con una variazione mensile dello 0,3%, leggermente sopra le previsioni. Il dato sull’energia ha segnato un incremento del 16,3% su base annua, a conferma del peso che i costi energetici stanno esercitando sull’inflazione complessiva.
Il peso del petrolio e delle materie prime
Proprio la componente energetica rappresenta uno degli elementi che maggiormente condiziona il mercato obbligazionario. Le quotazioni del greggio Brent hanno superato quota 106 dollari al barile, con una flessione marginale dopo il rally dei giorni precedenti, ma su livelli che restano elevati.
La minaccia alle rotte marittime nell’area mediorientale ha spinto le quotazioni fino a oltre 107 dollari, con un rialzo del 6% in una sola seduta, e alcuni analisti hanno rivisto al rialzo le stime sul prezzo medio del Brent per il 2026, portandole a 90 dollari al barile, ipotizzando che il mercato petrolifero difficilmente tornerà in equilibrio prima della metà del prossimo anno.
Il combinato disposto tra politica monetaria restrittiva, pressioni energetiche e incertezza geopolitica mantiene i rendimenti dei titoli di Stato europei su livelli storicamente elevati. Il Bund tedesco ha toccato in corso di seduta il 3,5%, un livello che non si vedeva dal 2009, prima di assestarsi poco al di sotto di tale soglia. Il Treasury statunitense a dieci anni ha sfiorato il 5%, raggiungendo un rendimento fino al 4,9915%, considerato una soglia psicologica rilevante per gli operatori.
Il dibattito sullo spread e la posizione dell’Italia
Il differenziale tra Btp e Bund, pur in calo, resta al di sotto della soglia dei 100 punti base, ben lontano dai livelli che avevano caratterizzato la crisi dei debiti sovrani del 2011, quando lo spread raggiunse il record di 574 punti. Nel dibattito pubblico, secondo il direttore editoriale del Gazzettino Roberto Papetti, a premiare i titoli italiani concorrono la stabilità politica del Paese e il controllo dei conti pubblici, nonostante un quadro internazionale incerto.
La stessa analisi rileva come la debolezza dell’economia tedesca e le difficoltà di altri partner europei contribuiscano a rendere relativamente più attraente il debito italiano, pur restando il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo stabilmente sopra il 3%.
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