Referendum sulla giustizia, depositate in fretta le firme. La Camera Penale di Bologna dice no al sì
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Redazione Interno
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I deputati della maggioranza hanno depositato presso la Corte di Cassazione, con un tempismo che ha dell’eccezionale, le firme necessarie per indire il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia. A rendere noto il compimento dell’operazione, svoltasi nel pomeriggio, sono stati i capigruppo alla Camera dei partiti di coalizione attraverso una nota congiunta, nella quale si sottolinea come il traguardo sia stato raggiunto in tempi rapidissimi. Poco dopo l’annuncio dato a Montecitorio, alcuni deputati delegati si sono recati in Cassazione per la consegna formale dei plichi, un passaggio che sancisce l’avvio formale dell’iter referendario e che la presidente del Consiglio ha definito, in altre occasioni, un passo necessario per “riequilibrare i rapporti tra i poteri”.
Le ragioni di un voto contrario
Mentre il centrodestra accelerava per il voto, un’istituzione come la Camera Penale di Bologna ha scelto di prendere posizione, annunciando che, per ragioni tecniche e di principio, sosterrà il “no” alla riforma durante la consultazione. La loro decisione, che si inserisce in un dibattito già molto acceso, non è isolata e riflette un clima di forte tensione attorno a una legge il cui scopo principale, secondo molti osservatori, è quello di rafforzare l’Esecutivo e al contempo indebolire la magistratura, senza che il Legislativo abbia messo in campo, durante l’esame parlamentare, significative azioni correttive.
Il parere di un giurista
A complicare il quadro, arrivando da un autorevole esponente del mondo giuridico, è la presa di posizione di Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale, il quale ha scritto su un noto quotidiano sostenendo le ragioni del “sì”. Barbera argomenta che “la separazione delle carriere e il sorteggio nel Csm non subordinano i pubblici ministeri alla politica”, definendo la riforma una scelta liberale divenuta ormai inevitabile. Tuttavia, lo stesso giurista mette in guardia dal rischio che il dibattito si trasformi in una sterile contrapposizione tra tifoserie, dove finiscono per prevalere le ragioni di schieramento.
Il quadro politico e giudiziario
La rapidità con cui è stata raccolta la quota minima di sottoscrizioni in Parlamento dimostra la priorità assoluta che la maggioranza attribuisce a questo provvedimento, spingendosi oltre le mere dichiarazioni d’intenti. Il fulcro dello scontro, che va ben al di là delle aule di tribunale e di quelle parlamentari, tocca il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato, un tema che divide gli specialisti e che ora sarà chiamato a giudicare il corpo elettorale, il quale si troverà a esprimersi su una materia complessa i cui effetti sono destinati a segnare a lungo la vita istituzionale del paese.




