Pogacar domina un Mondiale d'altri tempi in Ruanda
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Redazione Sport
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Sembra appartenere a un'epoca remota del ciclismo il mondiale disputatosi in terra africana, dove i corridori sono arrivati al traguardo, a Kigali, con distacchi che rievocano fatiche ormai dimenticate. Sono giunti uno dopo l’altro, separati da intervalli di minuti, una decina tra il primo e il decimo classificato, in un panorama di fatica pura e disfacimento. Della pattuglia di 160 partenti, soltanto una trentina è riuscita a concludere la prova, con i segni della sofferenza impressi sul volto, in un'immagine che richiama alla memoria le gesta degli eroi di un tempo. Davanti a tutti, in una solitudine quasi beata, Tadej Pogacar ha firmato una delle sue imprese più illustrative, un bis iridato che consegna alla storia una giornata magica e di rara intensità.
Il viaggio in solitaria di Pogacar tra le bellezze del Ruanda
Il suo giro del mondo personale è durato, in questa occasione, 104 chilometri, 66 dei quali percorsi in solitaria, su una bicicletta che ha assunto le sembianze di una mongolfiera in grado di sorvolare le bellezze del Ruanda. Dal Mont Kigali fino all’arrivo, il suo viaggio si è dipanato attraverso fiumi, laghi e foreste, in un paesaggio dove elefanti e altre meraviglie naturali facevano da cornice a una performance di tale magnificenza da non sfigurare nemmeno in quel contesto. Con un passo regolare e inesorabile, ci si chiede per quanto ancora avrebbe potuto protrarre quella fuga, se il traguardo non avesse infine posto fine a un dominio pressoché assoluto.
Le tre mosse che hanno deciso la corsa
La corsa è stata decisa in tre mosse essenziali, un copione scritto dal numero uno del ciclismo mondiale. A 104 chilometri dal termine, Pogacar ha forzato l’andatura staccando il gruppo insieme a Del Toro e Ayuso, il quale è però esploso quasi immediatamente. Quando mancavano 77 chilometri, Del Toro ha a sua volta mostrato di non poterne più, ma Pogacar, in un gesto che unisce sportività e calcolo, lo ha atteso per un tratto. È a 59 chilometri dall’arrivo che la partita si è definitivamente chiusa: un breve scambio tra i due compagni di squadra, seppur avversari in questa circostanza, ha sancito la resa di Del Toro. “Ce la fai?”, la domanda; “No, mi spiace”, la risposta che ha consegnato Pogacar al suo destino solitario.
L'accelerata definitiva e un dominio incontrastato
Da lì, l’accelerata definitiva che ha inchiodato ogni residua speranza degli inseguitori, con Del Toro costretto ad attendere il gruppetto dei superstiti per evitare il fuori giri. Imponendo un ritmo mostruoso, su un tracciato di rara durezza, Pogacar ha replicato il gesto dello scorso mondiale vinto a Zurigo, scattando ancor prima di quella volta. Ha così raccolto il guanto di sfida lanciatogli durante la prova a cronometro di qualche giorno prima, chiudendo ogni questione con l’autorità di chi, semplicemente, appartiene a una categoria a sé stante.




