Mimmo Lucano dichiara guerra alla giustizia: "Decaduto ingiustamente, farò ricorso"
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Redazione Interno
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La sentenza del tribunale di Locri, che ha sancito la decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace, non ha lasciato spazio a dubbi: applicando la legge Severino, la magistratura ha ritenuto inevitabile rimuoverlo dopo la condanna definitiva a 18 mesi per falso materiale e ideologico in atti pubblici. Una pena sospesa, ma sufficiente a innescare il meccanismo che priva degli incarichi chiunque sia colpito da una sentenza irrevocabile.
Lucano, che aveva già vissuto l’amarezza della conferma in Cassazione lo scorso febbraio, non sembra sorpreso. «Ormai mi sto abituando. Non mi illudo», ha dichiarato con amarezza al manifesto, sottolineando come il verdetto fosse prevedibile «visti i precedenti». Ma la rassegnazione non gli impedisce di preparare la controffensiva: «Faremo appello e un’altra Corte accoglierà le nostre tesi», ha annunciato, senza nascondere il sospetto che dietro il provvedimento si celi una regia politica. «A quest’ora al Viminale staranno brindando. È un provvedimento pilotato».
Le parole dell’ex governatore calabrese Mario Oliverio, che ha definito «assurde» le norme applicate e «anacronistico» il sistema giudiziario, riflettono il malcontento di chi vede nella vicenda l’ennesimo capitolo di una persecuzione. Oliverio ricorda come Lucano, nonostante «condanne abnormi» poi ribaltate in appello, sia stato rieletto «a furor di popolo», quasi a sottolineare lo scollamento tra la volontà degli elettori e le decisioni dei tribunali.




