Un’estate da bollino rosso: la Svizzera non ha mai fatto così caldo, ma è solo l’inizio?
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Redazione Esteri
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Il termometro non ha toccato il picco storico del 2003, quello dei 41.5 gradi che a Grono segnarono un’epoca, eppure quest’estate passerà agli annali per un motivo diverso, forse più inquietante. Con i suoi 17.2 gradi di media tra giugno e agosto, la stagione che si sta chiudendo è la più calda mai registrata in Svizzera da quando esistono rilevazioni sistematiche. Un dato che, da solo, restituisce il senso di un’anomalia climatica che non è più un’eccezione, ma una tendenza destinata a lasciare il segno.
A Locarno-Monti, per fare un esempio, si sono contati 61 giorni tropicali nei primi 80 dell’estate, un numero che fa riflettere sulla persistenza di un calore che non dava tregua, nemmeno nelle ore notturne.
Tre gradi e mezzo oltre la media
La fotografia scattata dagli esperti meteo parla di uno scarto termico che, in alcune zone, ha superato ogni previsione. Mentre il record assoluto resta quello del 2003, con i 39.7 gradi toccati a Basilea che rappresentano il punto più alto di questo 2026, la media stagionale racconta un’altra storia. Quella di un caldo distribuito, costante, che ha investito l’Altopiano come il Giura e i Grigioni settentrionali e centrali, dove le variazioni rispetto al periodo di riferimento 1991-2020 si sono spinte fino a 4.6 gradi in più.
Non si tratta di singole ondate, ma di un’intera stagione che ha bruciato i parametri consueti: la prima metà di agosto, in particolare, è stata segnata da una persistenza senza precedenti, con Basilea-Binningen e Ginevra-Cointrin che dal 28 luglio al 16 agosto hanno registrato esclusivamente giornate con massime superiori ai 30 gradi.
Lavorare sotto il sole: il grido dei cantieri
Se i numeri raccontano una verità meteorologica, c’è un’altra verità, quella vissuta sulla pelle dai lavoratori dell’edilizia, che emerge con altrettanta nettezza da un’inchiesta sindacale. Unia ha intervistato 984 operai edili in tutte le regioni della Svizzera per verificare l’applicazione delle misure di protezione contro il caldo estremo, e i risultati, presentati a Berna, dipingono un quadro preoccupante.
Solo il 18% degli intervistati, infatti, beneficia sistematicamente delle pause di 15 minuti all’ora che la normativa prevede a partire dai 33 gradi; per il 67% di loro, queste interruzioni non vengono mai concesse, mentre un altro 15% le ottiene solo sporadicamente. Un dato che solleva interrogativi sulla capacità del sistema di tutelare chi, costretto a lavorare sotto il sole, si trova a fare i conti con condizioni sempre più estreme.
Il ribaltone di metà agosto
La narrazione di questa estate, per fortuna, non è stata lineare fino alla fine. A partire dal 15 agosto, un cambiamento significativo ha iniziato a profilarsi all’orizzonte, con masse d’aria sempre più umida che hanno cominciato ad affluire da ovest, portando inizialmente rovesci e temporali di carattere locale. Il vero spartiacque è stato il 17 agosto, quando un fronte freddo ha attraversato il Paese, determinando le prime precipitazioni diffuse dopo un digiuno che durava da circa un mese.
L’ultima volta che la pioggia aveva bagnato in modo così esteso il territorio svizzero, infatti, risaliva al periodo tra il 15 e il 17 luglio, a testimonianza di quanto lunga e severa fosse stata la siccità precedente. Un sollievo, quello delle ultime settimane, che però non cancella il segno lasciato da tre mesi di caldo intenso e che riporta al centro del dibattito la domanda su quanto tutto questo sia destinato a ripetersi.
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