Il resort di Kushner in Albania tra proteste e avvertimenti dell’Ue: rischio per i negoziati?
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Redazione Esteri
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A una settimana esatta dallo scoppio delle proteste che stanno letteralmente infiammando la capitale Tirana e la laguna protetta di Vjosa-Narta, l’Unione Europea ha rotto un silenzio che, per molti osservatori, era diventato sempre più assordante. La Commissione Europea, con una mossa che sa più di ultimatum che di semplice raccomandazione, ha espresso ufficialmente la propria "preoccupazione" per il progetto immobiliare promosso da Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, e da sua moglie Ivanka Trump.
In un messaggio chiaro e diretto al governo albanese di Edi Rama, Bruxelles ha chiesto a Tirana di "astenersi da azioni" che potrebbero compromettere gravemente il percorso di adesione del paese all’Unione, un processo già lungo e tortuoso che rischia ora di deragliare sugli scogli della tutela ambientale.
Le piazze albanesi e l’accusa di Teheran
Mentre i riflettori internazionali si accendono sulle possibili ripercussioni diplomatiche, il clima sul terreno resta incandescente. Da giorni migliaia di cittadini, etichettati da alcuni media come i promotori di una "Rivoluzione dei fenicotteri" (proprio per i simboli utilizzati durante le marce), manifestano pacificamente ma con determinazione, opponendosi alla costruzione di un mega complesso di lusso che, a loro dire, distruggerebbe uno degli ecosistemi costieri più preziosi del Mediterraneo.
In questo clima di tensione crescente, il primo ministro Edi Rama ha fornito una chiave di lettura alternativa, decisamente geopolitica: la protesta sarebbe in realtà il frutto di una "guerra ibrida" orchestrata dall’Iran. Parlando al vertice Ue-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro, il 5 giugno, Rama ha liquidato le contestazioni come un attacco coordinato alla stabilità nazionale, aggiungendo una frase destinata a far discutere: se dietro quell’investimento non ci fosse stato Jared Kushner, ha detto testualmente, all’Europa non importerebbe assolutamente nulla.
Un’uscita, questa, che rivela la volontà del premier di alzare il tiro contro Bruxelles, denunciando quello che percepisce come un doppio standard.
I nodi ambientali e l’inchiesta della procura
Al di là delle accuse incrociate tra Rama e Teheran, a restare sono i fatti concreti e le inchieste giudiziarie in corso. Il progetto, che prevede la costruzione di resort di lusso sull’isola disabitata di Sazan (ex base militare dell’epoca comunista) e nell’area umida di Zvërnec, è finito nel mirino degli ambientalisti per la sua vicinanza a habitat critici per fenicotteri, foche e tartarughe marine.
La Procura speciale albanese contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) ha aperto un fascicolo per accertare eventuali irregolarità relative ai cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni e alla legalità dei titoli di proprietà acquisiti nel 2024, un aspetto, quest’ultimo, che potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro dell’intera operazione.
Nonostante le rassicurazioni del ministro dell’Ambiente Sofjan Jaupaj, il quale avrebbe già notificato a Bruxelles la sospensione dei lavori e l’avvio di una valutazione d’impatto ambientale, i cronisti sul posto hanno documentato l’arrivo di ruspe e la posa di recinzioni in cemento e filo spinato che hanno già iniziato a modificare il paesaggio.
Il capitolo europeo e la legge del 2015
Per Bruxelles, però, il punto centrale non è solo lo stato dei cantieri, ma l’architettura legislativa che ne ha permesso il concepimento. La Commissione ha chiesto formalmente all’Albania l’abrogazione della legge del 2015 sugli investimenti strategici, una norma che concede lo status di "investitore prioritario" a progetti ritenuti di interesse nazionale.
Un meccanismo che, di fatto, accorcia e semplifica le procedure burocratiche, rischiando di bypassare le rigorose direttive ambientali europee contenute nel Capitolo 27 dei negoziati di adesione, quello relativo proprio all’ambiente e ai cambiamenti climatici.
Tirana si trova quindi di fronte a un bivio: da un lato, la prospettiva di attrarre ingenti capitali stranieri (si parla di investimenti complessivi che supererebbero i 4 miliardi di euro) promuovendo un turismo d’élite che trasformerebbe le coste incontaminate del paese; dall’altro, la necessità di rispettare le clausole per l’ingresso nell’Unione Europea, un traguardo che Rama ha dichiaratamente fissato per il 2030 ma che, se i nodi non verranno sciolti, rischia seriamente di allontanarsi.




