La “rivoluzione dei fenicotteri” in Albania e il progetto fantasma di Kushner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Prolunga la sua ombra per il sesto giorno consecutivo, a Pishë-Poro-Nartë, una striscia di costa adriatica situata a circa centocinquanta chilometri dal centro di Tirana, la protesta che vede opposti gli attivisti ambientalisti al governo guidato da Edi Rama. Al centro della disputa, un mega complesso turistico legato a Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump, che dovrebbe sorgere in un’area attualmente sottoposta a rigidi vincoli di tutela paesaggistica.

I manifestanti, scesi in piazza muniti di cartonati e sagome gonfiabili che raffigurano fenicotteri rosa – da qui il soprannome mediatico di “rivoluzione dei fenicotteri” – contestano in particolare il progetto denominato ‘Zvërnec Peninsula’, una maxi-operazione immobiliare che prevede la costruzione di strutture ricettive e alberghiere proprio dove nidificano, tra l’altro, numerosi esemplari di questa specie.

Le parole del premier Rama e il “modello Champions League”

Intervenuto a margine del summit tra Unione Europea e Balcani occidentali, tenutosi a Tivat in Montenegro, il premier albanese ha liquidato le contestazioni con una teoria che punta il dito contro l’attenzione mediatica internazionale. “Se non ci fosse Jared, a nessuno importerebbe niente di quello che sta succedendo in Albania”, ha dichiarato Rama, il quale ha anche aggiunto – in un’intervista rilasciata ai media presenti – che non esiste alcun motivo concreto per preoccuparsi, visto che un progetto definitivo non sarebbe ancora mai stato approvato.

La difesa dell’operazione, da parte del capo di governo, si spinge oltre la semplice constatazione della mancanza di carte ufficiali; Rama ha infatti definito la “rivoluzione dei fenicotteri” come il frutto di una “guerra ibrida” scatenata contro l’interesse nazionale albanese, alimentata da narrazioni false costruite ad arte sui social network.

In questa strana narrazione, ha proseguito il premier, si arriverebbe addirittura a ipotizzare accordi segreti per trasferire popolazioni, specificando che l’obiettivo reale del governo è quello di far entrare l’Albania nella “Champions League del turismo globale”, un traguardo che giustificherebbe operazioni di questa portata economica.

Ombre giudiziarie e il ruolo della procura speciale (SPAK)

Mentre la tensione cresceva lungo le barricate – dove sono stati documentati episodi di violenza da parte di guardie giurate private che hanno trascinato via i manifestanti, episodi che hanno portato al ritiro delle licenze di due società di vigilanza e all’arresto di un agente – l’inchiesta si è spostata su un piano più formale e giudiziario.

La struttura speciale albanese per la lotta alla corruzione, la SPAK, ha infatti avviato accertamenti per verificare la legittimità delle modifiche legislative e amministrative che, già nel 2024, avrebbero ridotto il perimetro dell’area protetta o ridimensionato il livello della sua tutela, spianando di fatto la strada alle ruspe e alle recinzioni in barbed wire che oggi deturpano la laguna di Narta.

A far scattare le manette metaforiche dell’anticorruzione è stata la velocità con cui sono stati approvati i cambiamenti di status del territorio: un iter che secondo gli inquirenti potrebbe nascondere ipotesi di reato come la prevaricazione o la turbativa d’asta, considerato che la società di Kushner, Affinity Partners, sembra aver goduto di un trattamento di favore rispetto a qualsiasi altro potenziale investitore.

Gli ambientalisti, dal canto loro, sottolineano come l’ecosistema locale – che ospita foche monache, tartarughe marine e centinaia di specie di uccelli migratori – sia stato sacrificato sull’altare di un business da oltre un miliardo e quattrocento milioni di euro, un resort che sorge simbolicamente sull’isola disabitata di Sazan, un tempo base militare e oggi “scoperta” da Ivanka Trump durante una gita in barca.

La risposta di Bruxelles e il futuro dei vincoli europei

Lo scontro tra il verde dei fenicotteri e il cemento del lusso assume una rilevanza particolare proprio mentre l’Albania cerca di accelerare il proprio cammino di adesione all’Unione Europea. L’area di Vjosa-Narta, infatti, è destinata a entrare a far parte della rete ecologica Natura 2000 non appena il processo di integrazione sarà completato, e la Commissione Europea ha fatto sapere di stare seguendo “con attenzione” gli sviluppi della vicenda, ribadendo i propri “preoccupazioni” riguardo all’impatto ambientale di simili progetti.

In questa delicata fase di transizione, Rama insiste nel definire l’operazione immobiliare “un dono dell’Albania all’Europa”, affidato alle migliori firme dell’architettura mondiale, ma i critici sottolineano l’evidente paradosso: proprio mentre Tirana chiede a Bruxelles credenziali di trasparenza e sostenibilità, si consuma una delle operazioni urbanistiche meno trasparenti e potenzialmente più devastanti mai viste sulla costa balcanica, un paradosso che la SPAK sta ora cercando di sciogliere analizzando le carte e i rapporti di forza tra l’oligarchia locale e i fondi d’investimento

Internazionali.

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