Il caso Marianucci a Torino, l’agente Giuffredi annuncia: “Quello che penso di D’Aversa glielo dirò in faccia”
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Redazione Sport
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La parabola di Luca Marianucci sotto la Mole, lungi dal rappresentare quella rampante ascesa che ci si sarebbe potuti attendere dopo un esordio fulmineo, si è trasformata in un crescendo di panchine e interrogativi. Arrivato in granata sul gong della finestra invernale di calciomercato, un trasferimento che portò i riflettori a puntarsi su di lui per via della formula del prestito secco voluta dal Napoli e accettata solo all’ultimo dal Torino, il difensore classe 2004 sta vivendo una fase della stagione che potremmo definire, con eufemismo, di stallo. Se Paolo Vanoli, o chi per lui in quel momento, gli concesse addirittura ventiquattr’ore per assaporare l’esordio dal primo minuto contro il Lecce -1, quasi a certificare un’urgenza di impiego dettata dalle necessità numeriche di un reparto bisognoso di rinforzi, l’avvicendamento in panchina e l’arrivo di Roberto D’Aversa hanno di fatto ridisegnato le gerarchie, relegando il giovane toscano ai margini del progetto tecnico.
Un ritorno alle origini che non decolla e le gerarchie di D’Aversa
E qui si annida il paradosso, o forse una delle tante sfumature di questo sport: D’Aversa, va ricordato, fu proprio colui che lanciò Marianucci nel calcio che conta ai tempi dell’Empoli, una sorta di padre calcistico che ne intuì le potenzialità nonostante la giovane età. Eppure, nelle ultime tre uscite del campionato, il tecnico abruzzese lo ha osservato dalla panchina, immobile, preferendogli altri interpreti persino in un momento in cui la retroguardia granata cercava disperatamente soluzioni e certezze. L’ultima apparizione da titolare, che risale al sette febbraio in casa della Fiorentina, è ormai un ricordo lontano, mentre spezzoni di gara irrilevanti, come quello concessogli contro il Parma nei minuti di recupero, non fanno certo morale a un ragazzo che, non dimentichiamolo, è di proprietà del Napoli e a giugno farà ritorno in Campania.
Di fronte a questa situazione di stallo, a rompere gli indugi e a gettare benzina sul fuoco è stato il suo agente, Mario Giuffredi, procuratore noto per non usare giri di parole e per difendere con i denti i suoi assistiti. Intervenuto ai microfoni di Radio Crc, Giuffredi ha voluto tracciare un quadro netto della situazione, partendo da un presupposto inconfutabile a suo avviso: il valore del ragazzo. “Luca Marianucci sarà il difensore della nazionale italiana”, ha tagliato corto il procuratore, quasi a voler blindare il futuro del suo assistito al di là delle contingenze attuali, “nonostante molti non ne parlano bene”. Un’affermazione, la sua, che suona come una promessa e insieme come una frecciata a chi, in questo momento, sembra averne offuscato le qualità.
Il faccia a faccia annunciato tra Giuffredi e l’allenatore del Torino
E veniamo al nodo cruciale, quello che alimenta le cronache e che profuma di confronto diretto. Giuffredi, pur mostrando una certa ritrosia a svelare pubblicamente tutti i retroscena, ha lasciato intendere che non lascerà cadere nel vuoto questa gestione. “Non dico il motivo per cui non gioca nelle ultime partite”, ha spiegato con tono che lascia presagire ben più di una semplice divergenza tecnica, “quello che penso di D’Aversa glielo dirò faccia a faccia quando avrò l’occasione e non pubblicamente”. Una dichiarazione di intenti che sposta la questione dal piano delle voci di corridoio a quello di un rapporto personale e professionale che pare essersi incrinato. L’agente, insomma, non si limita a chiedere spazio per il suo raccomandato, ma prepara un confronto diretto con l’allenatore, un colloquio in cui intende ristabilire quella che, a suo modo di vedere, è una verità tecnica messa ingiustamente in discussione.
La sensazione, soffiando via la polvere dalle cronache locali, è che l’investimento fatto dal Torino a gennaio, quando si rese necessario intervenire sul mercato per adattare una rosa pensata per la difesa a quattro alle nuove esigenze della linea a tre, rischi di rivelarsi un’occasione mancata. Marianucci, prelevato in prestito secco dopo una vera e propria asta di mercato che vide i granata superare la Cremonese anche grazie alla pedina Ngonge come contropartita tecnica, doveva rappresentare il futuro immediato, un innesto di qualità pronto a raccogliere l’eredità di un reparto in sofferenza. E invece, ad oggi, il suo contributo si è limitato a tre presenze in Serie A, due delle quali dal primo minuto, un bottino troppo magro per un ragazzo che, volente o nolente, a giugno dovrà fare i conti con un ritorno a Napoli e con un futuro tutto da riscrivere.
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Description: L’agente di Marianucci annuncia un confronto diretto con D’Aversa per lo scarso impiego del difensore in prestito al Torino. Il futuro è in bilico.




