Livorno, esecuzione in un parcheggio: ucciso a colpi di pistola il 31enne Ylias Tas

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete della frazione collinare del Castellaccio, alle porte di Livorno, è stata brutalmente interrotta nella notte tra domenica 7 e lunedì 8 giugno. Un uomo di 31 anni, Ylias Tas, cittadino turco di etnia curda e richiedente asilo, è stato trovato riverso in una pozza di sangue in un parcheggio di via di Quercianella.

A scoprire il corpo, ormai in fin di vita, è stata una coppia di passanti che ha subito lanciato l’allarme, consentendo l’intervento dei sanitari del 118; questi ultimi hanno tentato invano di strapparlo alla morte, trasportandolo d’urgenza all’ospedale Spedali Riuniti dove il giovane è deceduto poco dopo il ricovero.

La dinamica e i segni dell'esecuzione

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, che hanno setacciato la scena del crimine con l’ausilio della Polizia Scientifica, la vittima è stata raggiunta da due colpi di arma da fuoco. Il primo proiettile, esploso forse per immobilizzare la preda o per infliggere una sofferenza aggiuntiva, ha colpito Tas alla gamba sinistra; il secondo, un colpo netto e fatale, è stato esploso alla testa, cancellando ogni possibilità di sopravvivenza.

Il modus operandi – un agguato consumato in uno slargo isolato, a ridosso di un cantiere per un parco giochi e distante poche decine di metri da alcune abitazioni – lascia pochi dubbi sulla natura dell’accaduto, che gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal vicequestore Riccardo Signorelli, non esitano a definire una vera e propria esecuzione. La presenza di due bossoli a terra e l’assenza di un’arma nei pressi del corpo suggeriscono, peraltro, l’intervento di un killer che ha agito con sangue freddo, forse professionale, sparendo poi nel buio prima dell’arrivo dei soccorsi.

I misteri del passato e il denaro contante

L’attenzione degli agenti si è rapidamente spostata sulla figura di Ylias Tas, un uomo dal passato ancora nebuloso. Giunto in Italia solo da pochi mesi e in attesa di una convocazione davanti alla commissione prefettizia per discutere la sua richiesta di protezione internazionale, il trentunenne viveva apparentemente ai margini della società labronica.

Tuttavia, la perquisizione effettuata nella sua abitazione ha restituito un quadro ben diverso: al suo interno, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato un quantitativo di denaro contante pari a circa diecimila euro, una somma decisamente ingente per un richiedente asilo senza un’occupazione regolare.

Questo ritrovamento, unito al possesso di due telefoni cellulari (uno dei quali risulta danneggiato mentre l’altro, un iPhone di ultima generazione, è protetto da un pin che gli esperti informatici stanno tentando di bypassare senza comprometterne la memoria), alimenta l’ipotesi di un regolamento di conti – forse legato a traffici illeciti – che potrebbe affondare le radici in vicende pregresse legate al paese d’origine della vittima.

Le tracce nella notte e i testimoni reticenti

Le indagini si concentrano ora anche sulle ore precedenti al delitto, collocato temporalmente intorno alle 22:50 di domenica. Una residente della zona ha riferito di aver udito due forti botti, scambiati però per il fragore di petardi e non per spari. Un’altra pista, forse la più promettente, proviene dalle testimonianze raccolte nei pressi di un ristorante locale, dove due uomini di origine straniera avrebbero cenato quella sera, accomodandosi a tavoli separati e mostrando un comportamento circospetto; gli stessi individui sarebbero stati visti aggirarsi nei dintorni poco prima dell’omicidio.

Tuttavia, gli accertamenti tra i conoscenti della vittima procedono a rilento a causa di un atteggiamento di forte reticenza da parte di alcuni dei testimoni ascoltati, un muro di silenzio che rischia di rallentare la caccia all’assassino. Gli inquirenti stanno ora vagliando i filmati di numerose telecamere di sorveglianza private, nella speranza di aver immortalato il passaggio della vittima o l’auto del killer in fuga.

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