Il principio della purezza e il peso dei ventun volti: Heraskevych escluso, ora il Tas

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Si chiama Regola 50, e la sua applicazione – o forse sarebbe più onesto chiamarla interpretazione – ha appena cancellato un atleta dal tabellone olimpico poche decine di minuti prima che il cronometro si accendesse per la sua discesa. Vladyslav Heraskevych, lo skeletonista ucraino che a Pechino 2022, quando la guerra era nei suoi primissimi giorni, mostrò al mondo un cartello scritto a mano per dire no alla guerra, non è stato ammesso alla gara di Milano Cortina. Il motivo? Sul suo casco ci sono ventuno volti. Non sono simboli astratti né scritte provocative: sono le fotografie di atleti, alcuni dei quali suoi amici e compagni di squadra, uccisi dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala.

Il Comitato Olimpico Internazionale, attraverso la sua presidente Kirsty Coventry – che ha voluto incontrare Heraskevych personalmente in cima alla pista, quasi a voler stemperare il rigore del provvedimento con la prossimità fisica di chi quel ruolo lo ha vissuto sulla propria pelle – ha ribadito la dottrina. La Regola 50 della Carta Olimpica è stata invocata nella sua formulazione più stretta: non è consentita alcuna forma di propaganda o manifestazione politica, religiosa o razziale nei siti di gara. E i ventuno caduti, impressi sulla calotta in carbonio, sono stati equiparati a un messaggio politico -1-2-6.

Heraskevych, che era stato portabandiera dell’Ucraina proprio in questa edizione dei Giochi, ha rifiutato la soluzione di compromesso offertagli dall’organizzazione. Gli era stato proposto di indossare una fascia nera al braccio, soluzione discreta e conforme, a detta del Cio, al decoro del lutto senza intaccare la neutralità del campo di gioco. Lui ha risposto di no. Ha detto, in sostanza, che quei volti non potevano essere ridotti a un pezzo di stoffa. Li ha portati in pista durante le sessioni di allenamento dell’8, del 9 e del 10 febbraio, e lì li ha mostrati ai giudici, ai tecnici, agli avversari. Sapeva cosa rischiava. Lo ha fatto ugualmente -1-5-10.

Il ricorso al Tas e la disparità di trattamento denunciata dall’atleta

La reazione dell’atleta non si è limitata all’accettazione della squalifica. Attraverso i suoi canali social, ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport. La motivazione, nelle sue parole, non si fonda tanto sulla negazione della violazione formale, quanto sulla disomogeneità con cui quella violazione viene contestata. Heraskevych ha sottolineato come altri atleti, in questa stessa edizione dei Giochi, abbiano gareggiato con caschi che veicolavano messaggi identitari, colori nazionali, simboli non dissimilmente riconducibili a un’appartenenza. Il suo, invece, è stato giudicato non conforme. Lui parla di discriminazione, e lo fa usando quel termine preciso, senza sfumature -4-7-10.

Il Cio, nella sua ricostruzione, insiste sul fatto che il problema non sia il contenuto del messaggio – sulla cui legittimità morale nessuno, nemmeno la presidente Coventry, ha sollevato obiezioni – ma il luogo e il momento prescelti per veicolarlo. Le linee guida sull’espressione degli atleti, aggiornate dopo il dibattito seguito alle proteste per i diritti civili, consentono dichiarazioni e prese di posizione nelle conferenze stampa, nelle aree miste, sui profili social. Ciò che resta interdetto è il perimetro di gara: la pista, il podio, le cerimonie ufficiali. Lo spazio, cioè, in cui l’atleta non è più individuo ma puro gesto tecnico -2-3-4.

L’incontro con Coventry e il valore del precedente

C’è un dettaglio che rende la vicenda meno schematica di quanto possa apparire. La presidente del Cio, Kirsty Coventry, ha dichiarato di essersi rivolta a Heraskevych non nella sua veste istituzionale, ma da atleta. Ha detto di aver voluto vederlo gareggiare, di aver sperato fino all’ultimo in una soluzione che evitasse l’esclusione. È una frase che tradisce una certa inquietudine: la consapevolezza, forse, che la norma in sé non basta a giustificare l’interruzione di un percorso olimpico quando il prezzo da pagare è il silenzio sui morti. Ma la norma è stata applicata, e il precedente ora si consolida -5-9-10.

Heraskevych aveva già sperimentato l’elasticità del regolamento nel 2022. In quell’occasione, il cartello contro la guerra fu interpretato dal Cio come un appello universale alla pace, non come una presa di posizione politica censurabile. Oggi, con il conflitto entrato nel quarto anno, la stessa istituzione traccia un confine diverso. Lui, che a quei Giochi aveva solo ventitré anni, oggi ne ha ventisette e ha visto morire persone che conosceva. Questo scorrere del tempo, e delle vite, non sembra aver trovato spazio nella valutazione della giuria della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton -1-5.

La memoria come attrezzatura tecnica non omologata

Ciò che resta, al netto delle procedure e dei ricorsi annunciati, è la materialità di quell’oggetto. Il casco di Heraskevych è stato dichiarato non conforme. Non rispondeva ai parametri stabiliti per la competizione. Ma la non conformità, in questo caso, non riguardava la curvatura della calotta, il sistema di aggancio, il peso o l’aerodinamica. Riguardava ventuno storie che qualcuno ha giudicato fuori luogo. L’atleta ha scelto di non separarsi da quelle storie. Il risultato è che la gara si è svolta senza di lui, e il suo casco – ora fermo in un villaggio olimpico che per lui non è più casa – aspetta di diventare, forse, l’oggetto di una causa sportiva -1-5-7.

Il Tribunale Arbitrale dovrà stabilire se la Regola 50 sia stata applicata in modo coerente, o se davvero, come sostiene Heraskevych, la discriminazione denunciata sia il sintomo di una paura più profonda: quella che il ricordo dei caduti, se troppo vivido, possa rompere l’incantesimo di un’Olimpiade che vorrebbe essere immune dal mondo e invece il mondo lo contiene tutto, nelle tribune, nei volti degli atleti, e in quei ventun nomi che nessuna squalifica potrà cancellare dal tabellino della memoria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.