Manovra, la cedolare sugli affitti brevi resta al 21% sul primo immobile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel complesso lavoro di definizione della manovra economica, che impegna il governo in una serrata sequenza di incontri e mediazioni, uno dei primi punti di accordo raggiunto dalla maggioranza, in vista del voto sugli emendamenti previsto per la prossima settimana, concerne il regime fiscale applicabile agli affitti a breve termine. Contrariamente alle ipotesi di un inasprimento che erano circolate in precedenza, la cedolare secca su questa tipologia di locazioni, come stabilito nel vertice di maggioranza tenutosi a Palazzo Chigi, rimarrà fissata al 21% per quanto riguarda il primo immobile di proprietà, una decisione che mira a placare le preoccupazioni di un settore divenuto ormai strutturale in molte realtà urbane. L’intesa, per quanto significativa, non risolve però la questione, ben più spinosa, delle coperture finanziarie necessarie a sostenere gli altri emendamenti, lasciando intravedere la possibilità che si proceda invece su un altro fronte, quello dell’aumento della Tobin tax sulle transazioni finanziarie.

Il nodo delle coperture e l'ipotesi Irap

Proprio la ricerca di risorse aggiuntive, quantificabile in circa un miliardo di euro, rappresenta il vero rompicapo per l'esecutivo, il quale, dopo aver sbloccato dossier come l'esenzione della prima casa dal calcolo dell'Isee, deve ora trovare il modo di finanziare queste misure senza compromettere i conti. È in questo contesto che ha preso Corpo l'ipotesi, tutt'altro che marginale, di un incremento dell'Imposta regionale sulle attività produttive, comunemente nota come Irap, che grava sul valore della produzione di imprese e professionisti. L'idea discussa nei palazzi istituzionali prevede di innalzare l'aliquota, che attualmente si attesta al 2%, di mezzo punto percentuale, portandola così al 2,5%, una mossa che andrebbe a colpire in maniera significativa, sebbene non esclusiva, il settore creditizio e quello assicurativo.

Il confronto serrato con il mondo finanziario e produttivo

La concreta possibilità di un tale intervento fiscale ha reso necessario un confronto diretto con i rappresentanti dei settori coinvolti, tanto che nel pomeriggio si sono tenuti, sempre a Palazzo Chigi, degli incontri tecnici tra gli esponenti del governo e le delegazioni di banche, assicurazioni e imprese, riunite anche sotto l'egida di Confindustria. Alla tavola rotonda, finalizzata a discutere le modifiche alla manovra tracciate nel vertice di maggioranza della sera precedente, hanno preso parte, per l'esecutivo, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale, a margine dei lavori, ha sottolineato le difficoltà del compito, ricordando come permanga l'ingente onere legato allo smaltimento del superbonus edilizio. Quelli di oggi non sono stati semplici scambi di vedute, bensì un tentativo di ascoltare le ragioni di chi si troverebbe a dover sostenere il peso maggiore della nuova manovra correttiva.

La regia politica e la ricerca dell'equilibrio

Sullo sfondo di queste intricate trattative tecniche si muove l'azione politica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale, interessata a spegnere l’eco delle tensioni emerse in seguito alle recenti elezioni regionali, ha cercato di ricompattare la compagine di maggioranza proprio attraverso la definizione di una linea comune sui nodi più controversi della manovra. Il vertice di mercoledì sera, pertanto, ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, trovare la quadra su materie fiscali specifiche, come gli affitti brevi; dall'altro, rinsaldare la coesione di governo in un momento politicamente delicato, dimostrando una capacità di decisione che vada al di là delle mere contabilità finanziarie.

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