Adriatic Sound Festival, il trionfo dei numeri e la notte dei cellulari smarriti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sabato sera l’Adriatic Sound Festival non ha riempito solo l’aeroporto di Fano, quello intitolato ai fratelli Omiccioli, ma ha letteralmente traboccato oltre i propri confini fisici, portando curiosi e appassionati anche lungo la strada dietro il palco principale – la scenografia richiama l’Arco d’Augusto, un omaggio alla romanità della città – dove frotte di persone si sono fermate a guardare da lontano luci e coreografie, godendo gratis di un pezzo di quella festa che, dentro l’area, muoveva numeri da record.

Sotto l’occhio vigile della Polizia Stradale, presente per evitare intralci e problemi alla viabilità, si respirava un’aria di grande evento, con la kermesse musicale dedicata a house e techno che ha chiuso i battelli facendo registrare una affluenza massima di quindicimila spettatori in una singola serata.

È stato un poderoso apparato di sicurezza, va detto, a sorreggere il peso di questa tre giorni: da venerdì a domenica hanno operato nell’area cento addetti della vigilanza privata affiancati da sessanta volontari della protezione civile, senza dimenticare il presidio costante delle forze dell’ordine. Gli organizzatori, interpellati in merito, hanno riferito che non ci sono stati particolari problemi di sicurezza, se si eccettuano alcuni episodi di microcriminalità che puntualmente emergono quando una folla così compatta si muove al ritmo della musica.

Un esercito di cento addetti e la caccia ai borseggiatori

L’unica criticità realmente degna di nota, al netto di qualche malore dovuto all’eccesso di alcol che ha richiesto l’intervento della Croce Rossa – con tre ambulanze e due mezzi di soccorso avanzato, oltre a una ventina di brandine presidiate da medici – riguarda una decina di cellulari smarriti per i quali sono state prontamente presentate denunce alle autorità competenti.

Ma non è finita qui: si registrano infatti due denunce per furto con destrezza, nello specifico collanine strappate al collo delle vittime, e un caso curioso che ha visto protagonista un uomo di cinquantacinque anni, il quale si è accorto che qualcuno, approfittando della confusione, gli aveva sottratto dalla tasca una carta di credito. La carta, fortunatamente inutilizzabile senza il codice Pin, è stata poi ritrovata poche ore dopo da un agente della Polizia Locale di Fano e restituita al legittimo proprietario.

In un’altra circostanza, invece, la Polizia di Stato è riuscita a individuare in tempi rapidi il presunto autore di uno scippo dopo che una ragazza, accortasi di quanto accaduto a un’amica, ha fornito agli agenti elementi utili alle indagini; la collanina, in quel caso, non è stata recuperata. Sul fronte della viabilità, i controlli serrati disposti dalla Polizia Stradale di Pesaro, Fano e Cagli hanno portato al ritiro di diverse patenti di guida per eccesso alcolico tra gli automobilisti in uscita dal festival, nella notte tra sabato e domenica.

Dai sedici ai sessant’anni, la techno non ha età

Se c’è un aspetto che ha colpito gli osservatori, al di là dei pur ragguardevoli numeri degli ingressi – oltre ottomila nella prima serata, quasi quindicimila in quella clou – è la composizione anagrafica del pubblico, che ormai abbraccia più generazioni.

L’immagine stereotipata del raver giovane e sregolato lascia spazio a una realtà molto più sfumata e interessante: all’aeroporto di Fano si balla dai sedici ai sessant’anni, con una presenza massiccia di trentenni e quarantenni, ma anche di cinquantenni arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero per vivere l’esperienza del festival.

Il successo, va riconosciuto, deriva dal coro unanime dei partecipanti che ne elogiano l’organizzazione eccellente e la possibilità di assistere a veri e propri spettacoli dei dj più importanti della scena mondiale, molti dei quali hanno proiettato sul megaschermo immagini girate da loro stessi a Fano, in alternanza a video che ritraggono la città e la sua storia architettonica.

Una presenza internazionale, quella registrata, che continua a far discutere la città: c’è chi sottolinea i disagi legati alla manifestazione e chi, invece, vede in questo evento una vetrina importante per il territorio, capace di portare turisti francesi, tedeschi o inglesi anche a visitare Urbino il giorno dopo il concerto.

Il lusso degli armadietti e la moneta speciale

L’edizione 2026, va detto, ha archiviato la sua prima prova sul campo con numeri importanti e senza particolari emergenze, se si esclude il dato dei cellulari smarriti e qualche ubriaco di troppo che non ha richiesto comunque il ricovero in ospedale.

L’organizzazione ha puntato molto sull’accoglienza di alto livello: dalla possibilità di utilizzare degli armadietti per depositare borse e indumenti – una soluzione pratica per chi vuole ballare in libertà – all’introduzione di una “moneta” speciale chiamata Token, scaricabile sul bracciale ricevuto all’ingresso e rimborsabile nel caso non venga utilizzata per l’acquisto di cibo e bevande. Tutto questo in un’atmosfera che privilegia la voglia di ballare di un pubblico profondo estimatore di house e techno, in totale armonia e con una sicurezza che si è mostrata presente, ma mai invadente.

La movida costiera, nel frattempo, si è mossa prevalentemente in bicicletta – tantissime quelle nel parcheggio provenienti da Pesaro e Senigallia – mentre la polizia locale ha gestito il traffico con deviazioni mirate, istituendo un senso unico di marcia in direzione monte-mare su viale Mattei, evitando così particolari problemi di circolazione.

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