Crosetto: nessuna conferma sull'allarme droni russi, non serve gettare benzina sul fuoco
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Redazione Esteri
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«Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l'allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi». Con queste parole, affidate a un post pubblicato sul proprio profilo X, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato la notizia diffusa dal quotidiano spagnolo El Mundo, secondo cui i servizi di intelligence statunitensi avrebbero raccolto informazioni su un presunto piano russo per colpire i tre Paesi mediterranei con droni lanciati dal mare.
Il contenuto della segnalazione
Secondo la ricostruzione del giornale iberico, i droni potrebbero essere trasportati a bordo di navi mercantili e nascosti all'interno di container, quindi lanciati da una distanza compresa tra 200 e 300 chilometri dalla costa. Il modello citato è il Gerbera, un drone di fabbricazione russa lungo circa due metri, con un'apertura alare di 2,5 metri e un peso massimo di 18 chilogrammi.
La sua autonomia dichiarata si aggira intorno ai 600 chilometri e il carico esplosivo, quantificabile in 4-5 chilogrammi, non sarebbe sufficiente a distruggere una grande infrastruttura, ma potrebbe provocare incendi, danneggiare attrezzature esposte o costringere alla chiusura temporanea di un porto o di un aeroporto. Stando alla mappa pubblicata da El Mundo, l'intero territorio italiano, a eccezione del Nord-Est, rientrerebbe nel raggio d'azione di simili ordigni.
La posizione di Crosetto e il quadro delle smentite
Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha aggiunto che «già viviamo in tempi difficili e "nervosi" e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco». La reazione del ministro non rappresenta un caso isolato nel panorama istituzionale italiano. Fonti qualificate contattate dall'ANSA hanno precisato che il presunto alert, al momento, non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare.
La segnalazione riportata dalla testata spagnola, quindi, non avrebbe coinvolto gli apparati italiani preposti alla sicurezza nazionale.
Le reazioni politiche e il contesto della guerra ibrida
Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il quale ha invocato «calma e sangue freddo», sottolineando la necessità di «parole di pace, non allarmismi che alimentano tensioni e venti di guerra». La Commissione europea, dal canto suo, ha ricordato che la difesa rimane una competenza degli Stati membri.
Il tema degli attacchi con droni si inserisce in un quadro più ampio di tensione alle porte dell'Europa. Nel settembre 2025, oltre venti droni di fabbricazione russa avevano violato lo spazio aereo polacco, in quello che all'epoca fu considerato l'episodio più grave dall'inizio del conflitto in Ucraina. In quell'occasione, aerei italiani erano stati impiegati per garantire la consapevolezza situazionale nell'area delle operazioni.
Più di recente, nel settembre 2026, Crosetto aveva definito «probabile» che il drone abbattuto dai caccia italiani nello spazio aereo lituano fosse di origine russa.
Le iniziative europee di difesa anti-drone
Sul fronte europeo, la Commissione ha presentato una roadmap per rafforzare la difesa comune entro il 2030, che include un progetto specifico per un sistema anti-drone multistrato. L'iniziativa, denominata European Drone Defence Initiative, è progettata per fornire capacità interoperabili di rilevamento, tracciamento e neutralizzazione dei velivoli senza pilota, con l'obiettivo di raggiungere la piena funzionalità entro la fine del 2027. Il progetto si intreccia con la sorveglianza del fianco orientale dell'Unione, che dovrebbe diventare operativa entro il 2028.
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