Perdonanza 2026, aperta la Porta Santa di Collemaggio: il rito che rinnova il perdono celestiniano

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è compiuto il rito più atteso dell'anno aquilano, che quest'anno giunge alla sua 732ª edizione: l'apertura della Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, un gesto che da secoli segna il tempo e la coscienza di una città e di un'intera regione.

Al termine di un solenne corteo della Bolla e della celebrazione della Santa Messa stazionale, il momento centrale della Perdonanza Celestiniana ha preso forma davanti agli occhi dei fedeli e delle autorità convenute, con il cardinale José Tolentino de Mendonça che ha varcato per primo la soglia, ripetendo il gesto compiuto da Papa Celestino V nel lontano 1294.

Il prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, chiamato a presiedere le celebrazioni di quest'anno, ha voluto sottolineare l'attualità di quel messaggio, definendo il gesto del pontefice “rivoluzionario” perché capace di spezzare il ciclo della vendetta e offrire a tutti, senza distinzione, la possibilità di ricominciare.

Il rito della Bolla e la messa stazionale

Prima dell'apertura della Porta Santa, la cerimonia si è sviluppata secondo il rituale consolidato che unisce la liturgia alla storia civica dell'Aquila, con la lettura della Bolla del Perdono affidata al sindaco e presidente del Comitato Perdonanza, Pierluigi Biondi, che si è rivolto alla folla radunata sul palco antistante la basilica.

La Bolla, che rappresenta il documento fondativo della Perdonanza, è stata proclamata a voce alta prima che il corteo facesse ingresso in chiesa, quasi a voler ribadire che il perdono non è un atto privato ma un patto comunitario che si rinnova di generazione in generazione.

La celebrazione eucaristica stazionale, concelebrata all'interno della basilica, ha quindi preceduto il momento clou quando, con un gesto semplice ma carico di significato teologico e antropologico, il cardinale ha spinto i battenti della Porta Santa per attraversarla per primo, offrendo così a tutti i presenti la possibilità di accedere all'indulgenza plenaria, come previsto dalla tradizione celestiniana.

La civiltà del perdono secondo Tolentino de Mendonça

Nell'omelia pronunciata a Collemaggio, il cardinale José Tolentino de Mendonça ha voluto offrire una riflessione che andasse oltre la dimensione strettamente religiosa, connettendo il gesto di Celestino V alle sfide del presente, in una città che ancora porta le cicatrici del terremoto del 2009 che causò 309 vittime, 1.660 feriti e lasciò senza casa circa 70 mila persone.

“Una civiltà che non sa perdonare è condannata a ripetere le proprie ferite”, ha affermato il porporato, sottolineando come il perdono rappresenti l'antidoto più potente alla rassegnazione e alla ripetizione meccanica degli errori.

Quello di Celestino V, ha aggiunto il cardinale, fu un gesto che anticipò i tempi, perché scardinò la logica medievale del privilegio per offrire una grazia universale, a patto che il fedele si fosse confessato e pentito dei propri peccati; e questo meccanismo, ha spiegato il porporato, continua a parlare a chiunque cerchi di ricostruire non solo muri ma relazioni, come accade in una comunità che ha dovuto e deve ancora fare i conti con la ricostruzione materiale e morale.

Palazzi aperti: le dimore storiche in festa

In concomitanza con il culmine della Perdonanza, l'iniziativa “Palazzi aperti – Dimore culturali”, organizzata da Adsi Abruzzo in collaborazione con l'associazione Angelo de Nardis ETS e la Fondazione Carispaq, ha offerto ai visitatori un'occasione per riscoprire il patrimonio architettonico spesso nascosto della città e della regione.

L'ultima domenica di agosto, proprio in coincidenza con l'afflusso di pellegrini e turisti per la Perdonanza, ha visto l'apertura gratuita di 17 dimore storiche sparse in tutto il territorio abruzzese, un invito a varcare altre soglie, quelle di palazzi nobiliari, residenze storiche e cortili che hanno plasmato l'identità urbana di borghi e città, dall'Aquila fino ai centri minori.

L'iniziativa mira a valorizzare quel patrimonio culturale, sia pubblico che privato, che normalmente rimane inaccessibile, consentendo ai visitatori di comprendere come la storia dell'Abruzzo si leghi indissolubilmente alla dimensione del passaggio e dell'accoglienza, temi che riecheggiano potentemente nello spirito della Perdonanza.

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