Trump e la resilienza della democrazia americana

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump, sostenuto dai social media e dal mondo hi-tech, si prepara al suo secondo mandato presidenziale con un interrogativo cruciale: quanto sarà resiliente la democrazia americana? La maggioranza repubblicana alla Camera è di soli due o tre voti, mentre il Senato è saldamente trumpiano, come la Corte Suprema. I primi passi dell'era-Trump, ufficialmente iniziata dopo la cerimonia di insediamento, mostrano già segnali di cambiamento rispetto ai bellicosi propositi enunciati in campagna elettorale.

Sulle sorti di TikTok, ad esempio, Trump sembra aver cambiato idea, adottando un approccio più cauto rispetto al conflitto in Ucraina e perfino sui dazi, annunciati urbi et orbi, ora c'è più prudenza. Tuttavia, la figura di Trump continua a dominare le pagine dei giornali italiani, assieme alle notizie dal Medio Oriente, quasi a suggerire che non abbiamo più una vita nazionale.

Franco Cardini, illustre medievalista italiano, nel suo libro "L'invenzione dell'Occidente", rifletteva venti anni fa sulle radici della cultura occidentale, esprimendo un rapporto imprescindibile con la modernità e una convinzione di superiorità morale che rende universali i suoi valori. Tuttavia, tra le culture, quella occidentale europea è l'unica che non propone se stessa come centrale, normativa, unica, declinando il concetto di tolleranza e l'antropologia culturale come scienza dell'altro.

In questo contesto, l'Europa è chiamata a far sentire la propria voce della tolleranza, invece di erigere muri come quelli di Trump. La resilienza della democrazia americana sarà messa alla prova nei prossimi anni, con Trump alla guida di un paese diviso e polarizzato

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