Manifestanti a Palermo chiedono le dimissioni di Schifani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un centinaio di persone, tra esponenti del fronte alternativo progressista e semplici cittadini, ha dato vita a un sit-in davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione Siciliana, in un giorno segnato dall'avvio degli interrogatori degli indagati coinvolti nell'inchiesta su appalti pilotati nel settore sanitario. Bandiere e striscioni, sui quali campeggiava la parola d'ordine "Decuffarizziamo la Sicilia", hanno colorato la protesta, che si è svolta in maniera composta ma determinata, ponendo una questione di etica politica direttamente di fronte al cuore dell’istituzione regionale.

Il legame con l'inchiesta sulla sanità

La mobilitazione, la cui organizzazione è scattata a poche ore dall’esplosione della notizia delle richieste di arresto, si collega esplicitamente all’operazione della procura di Palermo, la quale ha coinvolto, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e il parlamentare Saverio Romano. La vicenda giudiziaria, che investe anche l’Asp di Siracusa – ora commissariata – per presunti illeciti nel sistema degli appalti, funge da detonatore per una protesta che accusa la classe dirigente di perpetuare vecchie logiche. Gli organizzatori, infatti, vedono un filo conduttore tra i fatti oggetto delle indagini e l’attuale composizione della giunta, chiedendo per questo un cambio di passo netto e immediato.

La richiesta di un cambio in giunta

La richiesta centrale, avanzata a gran voce dai manifestanti, è quella delle dimissioni del presidente della Regione, Renato Schifani, considerato, dai protestatari, il garante politico di un equilibrio di potere ormai insostenibile. La critica si appunta, in particolare, sulla presenza in giunta di esponenti della Democrazia Cristiana, un partito il cui fondatore e capogruppo sono coinvolti nell’inchiesta. Una presenza, questa, giudicata incompatibile con i principi di trasparenza che lo stesso governo regionale afferma di perseguire, creando una contraddizione che i dimostranti ritengono intollerabile.

La posizione ufficiale del governo regionale

Proprio in merito alla collocazione della Dc nell’esecutivo, è arrivata una presa di posizione ufficiale, la quale definisce la revoca degli assessori del partito "un atto dovuto, irrinunciabile e inevitabile". Tale scelta, si precisa, è di carattere esclusivamente politico e nasce dall’incompatibilità di avere in giunta una forza politica i cui massimi rappresentanti sono indagati per fatti che, al di là degli esiti processuali, possiedono già una loro pregnanza oggettiva. La dichiarazione, pur senza menzionare direttamente la piazza, sembra recepire, almeno in parte, le tensioni generate da un caso che sta scuotendo la scena politica isolana.

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