Bonus dipendenti 2026, il tetto dei fringe benefit sale a 2mila euro per chi ha figli a carico ma salta l’agevolazione da 5mila euro per i neoassunti
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Redazione Economia
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Anche per quest’anno, il legislatore ha confermato il meccanismo che permette ai lavoratori dipendenti di ricevere beni e servizi dal proprio datore di lavoro senza che questi concorrano a formare reddito imponibile, a patto di rimanere entro determinati limiti di spesa. La soglia ordinaria, quella cioè che si applica alla generalità dei dipendenti, resta fissata a mille euro annui; un’altra, però, riguarda specificamente chi ha figli fiscalmente a carico, per i quali il tetto dell’esenzione sale a duemila euro. Una differenza, quest’ultima, che vale per intero per entrambi i genitori se il figlio è considerato a carico al 50%, purché naturalmente ne facciano richiesta e autocertifichino al datore di lavoro il possesso dei requisiti, conservando poi i codici fiscali dei figli in caso di futuri accertamenti.
Le somme erogabili e il meccanismo della “tassa sull’eccedenza”
Rientrano nel perimetro di questi benefit accessori – o fringe benefit, per usare la terminologia anglosassone ormai entrata nell’uso comune – una pluralità di voci: dai classici buoni acquisto e gift card, al rimborso delle utenze domestiche come luce, acqua e gas, fino ad arrivare all’auto aziendale concessa in uso promiscuo o al pagamento del canone di locazione sulla prima casa. Attenzione però, perché il meccanismo di tassazione, in caso di sforamento, è particolarmente severo. Se il valore complessivo dei benefit erogati supera la soglia prevista – sia essa mille o duemila euro – anche solo di un euro, l’intero ammontare diventa tassabile, e non soltanto la parte eccedente. Una differenza sostanziale, se si pensa che per il bonus affitto destinato ai neoassunti nel 2025, invece, la tassazione colpiva solo la parte oltre i cinquemila euro.
Auto aziendale e buoni pasto, le novità sulle aliquote di calcolo
Un capitolo a parte merita la gestione del carburante per le auto aziendali, un nodo che si colloca all’incrocio tra esigenze professionali e utilizzo privato. Per il 2026, il calcolo del valore del fringe benefit relativo al veicolo si basa sulle tabelle ACI, ma con un’importante differenziazione legata all’alimentazione: per le auto elettriche si applica un’aliquota del 10% del costo chilometrico, per le ibride plug-in si sale al 20%, mentre per i tradizionali motori termici (benzina o diesel) la percentuale da calcolare è del 50%. Parallelamente, chi riceve buoni pasto elettronici beneficia di un incremento del limite di esenzione giornaliero, passato da 8 a 10 euro a partire dal primo gennaio, mentre per i ticket cartacei il tetto resta fermo a 4 euro.
Il bonus affitto in busta paga cancella la detrazione nel 730
Sul fronte delle dichiarazioni dei redditi, chi ha già ottenuto rimborsi per l’affitto direttamente in busta paga sotto forma di fringe benefit nel corso del 2025 deve prestare attenzione a non richiedere la medesima agevolazione due volte. La regola fiscale, infatti, stabilisce che il cosiddetto “bonus affitto” erogato dall’azienda – rientrante nel tetto dei mille o duemila euro – non è cumulabile con la detrazione forfettaria prevista per gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale nel modello 730/2026. Un principio di non duplicazione che vale anche per i rimborsi parziali: una volta che si è scelto di far pagare il canone (o parte di esso) dal datore di lavoro, si decade automaticamente dal diritto a portare in detrazione la stessa spesa davanti al fisco.




