Fiorentina, sette anni di fallimenti e il ritiro forzato dopo un nuovo ko
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Redazione Sport
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Le difficoltà, che si accumulano in un campionato drammaticamente negativo, non sembrano concedere tregua a una Fiorentina precipitata all'ultimo posto in classifica, staccata di ben otto punti dalla zona della salvezza dopo la sconfitta interna contro l'Hellas Verona. La reazione dei vertici societari all'ennesima batosta, la seconda consecutiva tra le mura amiche, è stata immediata e ha assunto la forma di un ritiro forzato al centro sportivo Viola Park, dove tutti i tesserati della prima squadra sono stati confinati a tempo indeterminato, mentre le forze dell'ordine presidiavano l'area esterna per monitorare una situazione di palpabile tensione. Contestualmente, il club ha imposto il silenzio stampa, isolando ulteriormente un ambiente in piena tempesta, nel quale la posizione dell'allenatore Paolo Vanoli viene osservata con estrema attenzione sotto la pressione crescente di una tifoseria esasperata.
L'analisi senza sconti di Nicoletti sulla gestione Commisso
A tracciare un bilancio spietato di questa fase, estendendo il discorso all'intero ciclo proprietario, è stato l'intermediario e dirigente Costantino Nicoletti, il quale, intervenendo in radio, ha delineato un quadro di sostanziale fallimento. "In caso di salvezza ora ovviamente si parlerà di impresa", ha esordito, sottolineando come la permanenza in Serie A sia ormai un'ipotesi remota, "bisogna comunque non rassegnarsi". Le sue parole, tuttavia, hanno centrato il bersaglio soprattutto andando a ripercorrere gli ultimi sette anni, un periodo che, stando alla sua ricostruzione, è stato caratterizzato da scelte discutibili e da risultati largamente insufficienti, con record sportivi che definisce "drammatici" e che hanno progressivamente eroso il patrimonio tecnico e di immagine della società.
Il clima pesante e le responsabilità in campo
Il ritiro, misura tradizionalmente adottata in situazioni di emergenza, arriva in un contesto dove anche le prestazioni individuali vengono messe sotto la lente d'ingrandimento. Dalla partita contro il Verona, ad esempio, sono emerse valutazioni tecniche severissime per molti giocatori, con giudizi ampiamente insufficienti che hanno coinvolto gran parte della rosa. Qualcuno, è vero, ha evitato il peggio, ma si è trattato di episodi isolati in un panorama generale di piattezza e di errori decisivi, specialmente in fase difensiva, dove azioni non irresistibili dell'avversario hanno trovato spazio per tramutarsi in gol. Questi elementi, sommati, fotografano una squadra allo sbando, priva di quell'unità e di quella fiducia necessarie per invertire una rotta che sembra ormai segnata.
L'isolamento come ultima risorsa
La decisione di chiudere la squadra in ritiro e di interrompere ogni comunicazione con l'esterno rappresenta l'ultimo tentativo, estremo, di creare una cortina protettiva e di cercare al proprio interno, lontano da occhi indiscreti e da ulteriori polemiche, quelle motivazioni che finora sono miseramente mancate. È una mossa che racconta, più di qualsiasi analisi, il livello di allarme raggiunto all'interno del club, dove la priorità assoluta è diventata tentare di ricomporre un gruppo ormai frantumato dalla serie negativa di risultati. Il perimetro del Viola Park diventa, suo malgrado, il teatro di un'ultima resistenza, mentre fuori dai cancelli, oltre il controllo delle volanti, rimane in attesa una città intera che vive il calcio con passione viscerale e che in questi anni ha accumulato una delusione dietro l'altra.




