L'Italbasket, vent'anni di fallimenti tra luci e ombre
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Redazione Sport
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Da quel lontano e glorioso argento olimpico di Atene 2004, conquistato sotto la guida tecnica di Carlo Recalcati e con un ispiratissimo Gianmarco Pozzecco a condurre la squadra come estensione del coach in parquet, il percorso della nazionale maschile di basket è apparso, nella migliore delle ipotesi, irto di difficoltà. Quell'alloro, che giunse dopo un bronzo europeo inatteso in Svezia l'anno prima, sembrò aprire un ciclo virtuoso; invece, segnò l'inizio di un declino costellato di risultati altalenanti e prestazioni spesso al di sotto delle aspettative, considerando il talento a disposizione. L'eliminazione agli Europei di questi giorni, per mano di un fenomenale Luka Doncic e della sua Slovenia, ha semplicemente posto un sigillo definitivo su un'era, culminata con le dimissioni dello stesso Pozzecco dalla panchina azzurra.
L'addio di "Poz", figura carismatica e profondamente amata, lascia un vuoto non semplice da colmare, sia per il suo legame viscerale con i giocatori sia per la passione che ha sempre trasmesso. La Federazione Italiana Pallacanestro, guidata da Gianni Petrucci, che pare fosse già al corrente della volontà del tecnico, si trova ora a dover avviare la complessa ricerca di un successore. Il cosiddetto "toto-nomi" è già partito, con l'obiettivo di individuare un profilo di alto livello capace di guidare una ripartenza che non può più essere rimandata.
In questo contesto di cambiamento, si inserisce anche l'addio alla maglia azzurra di Danilo Gallinari, che ha annunciato il suo ritiro dalla nazionale attraverso un commosso post sui social network, sulle note malinconiche di Fabrizio De André. Una pagina importante del basket azzurro, quella di un campione di caratura NBA, si chiude dunque in un momento di profonda transizione, aggiungendo un ulteriore tassello di riflessione sul futuro prossimo della squadra.




