Cop29 a Baku, tra luci e ombre
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Redazione Interno
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Il vertice Cop29 di Baku, tenutosi in un contesto di crescente preoccupazione globale per il cambiamento climatico, ha visto la partecipazione di numerosi leader mondiali, ma ha anche evidenziato significative assenze. La vittoria di Donald Trump nelle recenti elezioni presidenziali statunitensi ha sollevato timori tra gli ambientalisti, poiché il tycoon, già noto per aver ritirato gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi nel 2017, sembra intenzionato a ripetere la mossa con un nuovo ordine esecutivo previsto per il 20 gennaio, giorno del suo insediamento. A confermare questa direzione è la nomina di una figura controversa alla guida dell'Epa, l'agenzia ambientale statunitense.
Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della fondazione Univerde e già Ministro dell'Ambiente, ha espresso preoccupazione per il possibile fallimento della Cop29, rilanciando le parole del senior scientist del Cnr, Enrico Brugnoli, che da decenni segue la crisi climatica. Brugnoli ha sottolineato l'importanza di ascoltare gli scienziati per affrontare efficacemente il problema.
Il discorso di Giorgia Meloni alla Cop29 ha suscitato critiche per la sua apparente mancanza di concretezza. Meloni ha presentato una serie di proposte per la transizione ecologica, ma queste sono state percepite come insufficienti e poco incisive. La leader italiana ha enfatizzato l'energia rinnovabile, ma in modo che è sembrato quasi residuale rispetto ad altre soluzioni proposte.
Pedro Sánchez, leader spagnolo, ha ricordato al pubblico della Cop29 le tragiche conseguenze del cambiamento climatico, citando un recente disastro che ha causato la morte di oltre 200 persone.




