Spid, si paga. Ecco le opzioni senza costi che restano aperte
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Redazione Economia
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Con il primo gennaio 2026 si è chiusa, definitivamente, la lunga stagione di gratuità generalizzata per il Sistema pubblico di identità digitale, con la decisione di Poste Italiane di introdurre un contributo annuale di 6 euro per gli utenti che ne fossero in possesso da oltre un anno. Una svolta epocale, che ha riguardato milioni di cittadini e che non è affatto un fulmine a ciel sereno, bensì il punto di arrivo di un processo avviato da tempo da vari gestori, i quali avevano già progressivamente abbandonato il modello a costo zero per l'utente finale. La mossa dell'operatore storico, dopo il rinnovo in extremis delle convenzioni per un ulterniore quinquennio, segna una transizione netta: lo Spid, pur salvato dall'estinzione, cessa di essere l'unico passaporto digitale gratuito e obbligato per accedere a una pletora di servizi della pubblica amministrazione.
Il nuovo scenario a pagamento
Poste Italiane, infatti, ha comunicato che il servizio "PosteID abilitato a Spid" prevede ora il pagamento di un corrispettivo annuale per i clienti che ne abbiano attiva l'identità digitale da più di dodici mesi, mantenendo la gratuità soltanto per alcune categorie specifiche, come i minorenni, gli ultra75enni, i residenti all'estero o i titolari di un'identità per uso professionale. L'introduzione del canone, annunciata senza una campagna di comunicazione particolarmente estesa, ha di fatto modificato da un giorno all'altro le condizioni per una fetta rilevantissima di utenti, spingendo molti a riconsiderare le alternative disponibili sul mercato. Alcuni di essi, peraltro, hanno già da tempo optato per soluzioni a pagamento, mentre altri gestori continuano a offrire l'attivazione e l'uso dello Spid senza alcun costo per il cittadino, configurando un panorama frammentato dove la scelta del provider diventa cruciale per il portafoglio.
Le due principali vie gratuite rimaste
In questo contesto, acquistano un peso specifico maggiore le due principali alternative pubbliche e gratuite allo Spid: la Carta d'Identità Elettronica (CIE) e il nascente IT Wallet. La prima, in particolare, viene ormai considerata da molti osservatori come il vero competitor in grado, nel medio periodo, di surclassare lo Spid stesso. La CIE, rilasciata dai comuni, non prevede infatti canoni annuali per l'uso e permette di autenticarsi sui portali della pubblica amministrazione con la stessa facilità del sistema gestito dai provider privati. Il suo utilizzo, che sfrutta il chip integrato nel documento e un apposito lettore o la tecnologia NFC dello smartphone, si sta diffondendo rapidamente, complici anche le recenti evoluzioni normative che ne hanno ampliato le possibilità di impiego. Dall'altra parte, l'IT Wallet – il portafoglio digitale di identità promesso dal governo – rappresenta l'orizzonte futuro verso cui si sta indirizzando l'intero ecosistema, sebbene la sua piena operatività su vasta scala sia ancora in fase di definizione.
Un ecosistema in rapida evoluzione
La conclusione di questa fase storica per lo Spid disegna, dunque, uno scenario inedito e più articolato per l'accesso digitale ai servizi. Non esiste più un unico riferimento gratuito e universalmente riconosciuto, ma un ventaglio di opzioni tra cui il cittadino può scegliere, valutando costi, praticità e fiducia nel gestore. La sopravvivenza dello Spid è assicurata per i prossimi cinque anni, ma il suo primato è messo in discussione proprio dalle scelte commerciali di alcuni dei suoi attori principali, che spingono gli utenti verso soluzioni concorrenti. Il mercato, in questo modo, si sta riorganizzando attorno a un principio di pluralità, dove la gratuità non è più la regola bensì una delle caratteristiche possibili, e dove la Carta d'Identità Elettronica si candida a diventare, per molti, lo strumento di riferimento quotidiano.




