Poste italiane valuta il futuro a pagamento per Spid, Del Fante frena ma il mercato spinge
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Redazione Economia
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“Il mercato non lo sta più rendendo gratuito, stiamo facendo le nostre valutazioni. Per adesso lo è in posta”. Con queste parole, pronunciate a margine della cerimonia per i dieci anni dalla quotazione dell'azienda, l'amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha introdotto un elemento di riflessione sulla futura gratuità del servizio Spid, lasciando intendere che l'azienda si sta muovendo con cautela in un panorama che evolve rapidamente. L'intervento, che ha immediatamente attirato l'attenzione di utenti e osservatori, delinea un orizzonte in cui la sostenibilità economica del sistema, fino a oggi offerto senza costi diretti per l'utente finale attraverso molti gestori, viene apertamente messa in discussione.
Il contesto di un servizio diventato essenziale
Acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, lo Spid è divenuto il passepartout imprescindibile per milioni di cittadini, i quali lo utilizzano ormai quotidianamente per una miriade di operazioni: dalla consultazione del proprio fascicolo sanitario alla presentazione della dichiarazione dei redditi, fino all'interazione con enti pensionistici e amministrazioni locali. Aver centralizzato l'accesso ai servizi della pubblica amministrazione, semplificando procedure altrimenti farraginose, rappresenta un successo indiscusso, che però ora deve fare i conti con le logiche di mercato e la necessità di coprire i costi di gestione e sicurezza.
Le prime avvisaglie di un cambiamento già in atto
Proprio mentre Del Fante parlava di valutazioni in corso, molti utenti hanno iniziato a ricevere nelle proprie caselle di posta elettronica comunicazioni ufficiali che annunciano l'introduzione di un canone per il rinnovo dell'identità digitale. Alcuni tra i principali identity provider, come Aruba, Infocert e Register, hanno infatti già stabilito che il servizio non sarà più gratuito, imponendo un pagamento per mantenerne la validità e non perderne i diritti associati. Questo fenomeno, peraltro, sembra destinato a estendersi ad altri gestori, segnando una svolta epocale dopo anni di offerta a costo zero.
Il quadro normativo e le prospettive future
A complicare ulteriormente lo scenario, si inserisce l'evoluzione del quadro regolatorio definito dall'Agid, l'Agenzia per l'Italia Digitale, che con una nuova convenzione ha ridefinito lo Spid come un'infrastruttura nazionale a ciclo lungo, dotandola di una maggiore stabilità temporale e finanziaria. Questo cambiamento, che prevede anche un'apertura controllata al mercato dei portafogli digitali e una governance della sicurezza più solida, da un lato garantisce una prospettiva di sistema più robusta, ma dall'altro potrebbe accelerare la transizione verso modelli di business che prevedono un contributo diretto da parte degli utilizzatori finali, pur nell'ambito di una cornice pubblica.




