Il giallo del canale Laura Nuova: l’alligatore fantasma di Capaccio Paestum tra dubbi, droni e un’informativa in Procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella piana del Sele, terra di bufale e templi dorici, per quarantotto ore ha regnato la tensione pura, quella che si prova quando la realtà — o quel che si crede tale — sovverte ogni copione. Era l’alba di lunedì 9 febbraio 2026 quando la fotografia di un rettile dalle fauci semiaperte, immortalato mentre galleggiava nelle acque basse del canale consortile Laura Nuova, ha innescato un meccanismo di sicurezza che di solito si riserva a disastri naturali o fughe di materiali pericolosi -1-6. L’autore dello scatto, un imprenditore della ricettività turistica locale, aveva inoltrato l’immagine al comando della polizia municipale; e il maggiore Antonio Rinaldi, formatosi su manuali che non contemplano certo la gestione di esemplari di Alligator mississippiensis nelle campagne cilentane, aveva subito attivato il protocollo: via libera a sorvoli con droni nonostante la pioggia battente, dispiegamento di guardie ecozoofile, volontari del WWF e tecnici del Consorzio di Bonifica, e l’appello, ripetuto come un mantra, a tenere lontani bambini e animali domestici dagli argini -3-5-9.

L’attendibilità della fonte e la prudenza istituzionale

La credibilità del testimone — un settantenne ben noto nella zona — aveva inizialmente scongiurato l’ipotesi della goliardata -2. Lo stesso comandante Rinaldi, interpellato da Repubblica, aveva escluso che si trattasse di un fotomontaggio generato dall’intelligenza artificiale, dichiarando la fonte «attendibile» e aprendo di fatto una finestra sull’inimmaginabile: un alligatore adulto, forse fuggito da una detenzione illegale o — ipotesi che già cominciava a circolare — deliberatamente abbandonato nel canale da un proprietario impreparato a gestirne le dimensioni divenute ingestibili -4-10. E mentre l’assessore regionale Fiorella Zabatta convocava un tavolo con esperti dell’Università di Salerno per valutare la fattibilità di una cattura, i naturalisti sollevavano già perplessità: alcuni dettagli morfologici, come gli osteodermi laterali troppo marcati e una postura innaturalmente rigida, facevano pensare non a un predatore vivo e in cerca di prede, ma a un giocattolo di gomma, di quelli che si acquistano con poche decine di euro sui marketplace online -3-4.

Il silenzio del canale e l’intatto delle esche

Le ore sono trascorse lente, scandite dal ronzio dei droni e dall’odore della carne bovina sistemata in quattro punti strategici lungo il corso d’acqua -7-8. I volontari del WWF, guidati da Piernazario Antelmi, avevano predisposto le esche con la speranza di attirare l’animale e permetterne la sedazione; ma all’alba di martedì, quando le squadre di soccorso hanno recuperato i bocconi, questi si presentavano intatti, perfettamente immangiucchiati, privi di qualsiasi segno di morso o trascinamento -2-7. Il canale Laura Nuova, che nei racconti dei residenti si era trasformato per un giorno nelle paludi della Louisiana, restava immobile, opaco, e con lui cominciava a sgonfiarsi la certezza dell’avvistamento. Lo stesso autore della segnalazione, probabilmente travolto dall’eco mediatica — la vicenda aveva ormai valicato i confini provinciali — ha fatto retromarcia: la foto non l’aveva scattata lui, l’aveva ricevuta su un gruppo WhatsApp e, convinto della sua autenticità, l’aveva inoltrata alle forze dell’ordine -7.

Verso una verità processuale: l’informativa per procurato allarme

A chiudere, almeno sul piano fattuale, l’intera vicenda è giunto il sindaco Gaetano Paolino con un invito alla «normalità nella prudenza», ma per gli uffici del comando di polizia locale il caso è tutt’altro che archiviato -2. Il maggiore Rinaldi, dopo aver constatato l’assenza di qualsiasi riscontro concreto — nessuna traccia di escrementi, nessuna pista di trascinamento sugli argini fangosi, nessuna predazione tra gli animali di allevamento della zona — ha disposto la redazione di un’informativa dettagliata da trasmettere alla Procura di Salerno -7. L’ipotesi di reato, al vaglio dei magistrati, è quella di procurato allarme; una fattispecie che punisce chiunque diffonda notizie false o inesatte capaci di turbare l’ordine pubblico, aggravata nel caso specifico dall’impiego ingente di risorse pubbliche — umane e tecnologiche — sottratte per due giorni ad altre emergenze. Non vi è certezza, al momento, sull’intenzionalità dolosa del gesto: potrebbe essersi trattato di una banale catena di Sant’Antonio sfuggita di mano, di un errore di percezione amplificato dai social network, o forse — come qualcuno nei bar di Laura sussurra sorridendo — di un elaborato scherzo di Carnevale arrivato con qualche giorno d’anticipo.

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