Brescia, il Comune prova a salvare le Rondinelle dopo il fallimento
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Redazione Sport
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Non è ancora ufficiale, ma ormai è chiaro a tutti: il Brescia Calcio, dopo 114 anni di storia, è fallito. La decisione del presidente Massimo Cellino di non onorare i debiti della società ha portato a una situazione che, al di là delle responsabilità personali, rischia di cancellare un pezzo fondamentale del calcio italiano. La città, però, non ci sta. E mentre i tifosi protestano contro ipotesi di fusione che "cancellerebbero la storia", il Comune cerca soluzioni per evitare il peggio.
Domani in Loggia si terrà un incontro tra l’amministrazione e i rappresentanti di FeralpiSalò, Lumezzane e Ospitaletto – rispettivamente Giuseppe Pasini, Lodovico Camozzi e Giuseppe Taini – per valutare possibili strade. Il Comune, pur senza entrare nel merito delle scelte societarie, si è detto disponibile a sostenere "con gli strumenti che gli sono propri" un percorso che mantenga viva l’identità calcistica bresciana. Un tentativo, quello della giunta, di agire "nella legalità e nella trasparenza", anche se i margini appaiono stretti.
Intanto, gli ultras hanno già fatto sentire la loro voce: "Non accetteremo mai una fusione che annulli oltre un secolo di tradizione". Il rischio, d’altronde, è quello di vedere il Brescia seguire la stessa sorte di altre società storiche – come la Spal o la Lucchese – travolte da gestioni fallimentari e da un sistema che, troppo spesso, favorisce le grandi realtà a discapito delle altre.
Quella di Cellino, definita da molti una "mossa salva-Lega", ha lasciato strascichi pesanti. Il ricorso presentato dal club per evitare l’esclusione dal campionato è stato solo un palliativo, una "toppa" temporanea che non ha risolto i problemi di fondo. E ora, mentre la Salernitana si prepara allo spareggio salvezza contro una squadra tecnicamente già retrocessa, il Brescia aspetta il verdetto definitivo, fissato per il 26 giugno.




