Brescia, Cellino non iscrive la squadra al campionato: il club verso il fallimento

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La decisione di Massimo Cellino di non versare i tre milioni necessari per iscrivere il Brescia al prossimo campionato ha di fatto condannato la società al fallimento, dopo 114 anni di storia. Il presidente, già al centro delle critiche per il mancato pagamento di Irpef e Inps nei mesi di febbraio e aprile, aveva tentato invano di cedere la squadra prima della scadenza del 6 giugno imposta dalla Figc. Senza quel versamento, il club non solo è stato escluso dai professionisti, ma rischia ora di ripartire dall’Eccellenza, con un futuro che dipenderà dalle aste giudiziarie.

A Brescia, intanto, la sindaca Laura Castelletti ha cercato di correre ai ripari convocando i rappresentanti di Lumezzane, Feralpisalò e Ospitaletto, tre realtà professionistiche della provincia, per valutare l’ipotesi di un rilevamento del titolo sportivo. Un tentativo che, però, si scontra con la ferma opposizione dei tifosi, contrari a qualsiasi fusione. "Nessun accorpamento", hanno fatto sapere i sostenitori delle Rondinelle, che in queste ore hanno ricevuto anche messaggi di solidarietà dai tifosi della Fiorentina.

La situazione finanziaria del club era già compromessa da mesi: oltre agli arretrati fiscali, il Brescia aveva subito una penalizzazione di quattro punti in classifica per irregolarità amministrative. Cellino, che aveva fino a venerdì sera per saldare almeno parte degli otto milioni di debiti accumulati, ha preferito lasciare che la società naufragasse, azzerandone il valore di mercato e aprendo la strada a una lunga battaglia legale. Una scelta che ha lasciato senza parole una città intera, abituata a tifare per una squadra che, pur senza trofei internazionali, ha sempre rappresentato un simbolo di identità e passione.

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