Brescia Calcio, la procura chiede il fallimento mentre Cellino tenta l'ultima carta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La procura della Repubblica presso il tribunale di Brescia ha formalmente depositato la richiesta di fallimento della società Brescia Calcio, unendosi all'istanza di liquidazione giudiziale che era già stata avanzata da uno dei creditori, l'avvocato Mattia Grassani, noto per la sua specializzazione in diritto sportivo. Questa mossa istituzionale, che segna un momento di massima allerta per le sorti del club lombardo, giunge in un frangente temporalmente delicatissimo, mentre l'imprenditore sardo Massimo Cellino, attuale presidente e proprietario, sta tentando di percorrere fino in fondo la strada opposta, quella del risanamento e della salvaguardia dell'ente.

Il parallelo iter giudiziario

La vicenda si sviluppa infatti su due binari giudiziari paralleli e contrapposti, che ne accrescono la complessità. Da un lato, il procedimento per la dichiarazione di fallimento, sollecitato con forza dalla procura e dal creditore; dall'altro, l'istanza per l'ammissione alle cosiddette misure protettive, ovvero al concordato preventivo in continuità aziendale, fortemente voluta da Cellino e dai suoi legali. Quest'ultimo percorso, il cui esito è tutto da definire, rappresenterebbe l'unica via per scongiurare il dissesto e consentire alla società di ripianare i debiti secondo un piano negoziato e controllato dal giudice, mantenendo in vita l'attività. La prima udienza su questa richiesta si è già tenuta, aprendo formalmente una fase negoziale e istruttoria della quale non si conoscono ancora gli sviluppi concreti.

La strategia difensiva dell'ex patron

Proprio per seguire da vicino questo delicatissimo passaggio, Massimo Cellino si è recato in città, concentrando gli sforzi, come riportato dalla stampa locale, sul tentativo di ottenere l'agognato via libera al piano di risanamento. La sua presenza non era legata ad altre questioni, ma esclusivamente a un confronto serrato con i propri consulenti e gli organi giudiziari. Tra gli elementi che potrebbero entrare nel piano di ristrutturazione dei debiti, alcuni parlano della possibile valorizzazione di cespiti patrimoniali, come il centro di allenamento di Torbole, la cui stima di valore è stata indicata pubblicamente in una certa cifra milioni di euro. Si tratta, in ogni caso, di valutazioni che dovranno essere sottoposte all'esame del tribunale e dei commissari giudiziari, i quali avranno l'ultima parola sulla fattibilità dell'intera operazione.

Un clima di attesa e incertezza

L'atmosfera che circonda la società è quindi di sospesa incertezza, in attesa che il giudice competente esamini le due posizioni antitetiche e prenda una decisione che sarà storica per il destino del calcio bresciano. La richiesta della procura, per quanto grave, non determina un esito automatico, ma costituisce un parere di massima gravità che il giudice delegato dovrà valutare insieme a tutte le altre istanze. La partita si gioca ora nelle aule del tribunale, tra bilanci, perizie e documenti, lontano dai riflettori del campo, ma con conseguenze che potrebbero rivelarsi definitive per la tradizione sportiva della città, la quale osserva con apprensione uno dei capitoli più difficili della sua storia recente.

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